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Autore

Data Notizia
03/11/2020

Il personale sanitario e il covid-19

Il contributo di Marco Trabucchi

 

In questo momento di vergognosi attacchi al personale sanitario (medici, infermieri e altri operatori) mi sono posto l’interrogativo sul perché di tanta cattiveria. Capisco, ma non giustifico, eventuale aggressività di qualche famigliare, il quale possa ritenere che il proprio caro non sia stato curato adeguatamente, ma perché cittadini qualsiasi devono esprimersi in modi così violenti? Purtroppo, in questo tempo, la rabbia sociale si scarica senza logica su tutti, con un’aggressività dolorosa e amara.

 

Chi lavora in sanità avrebbe invece un grande bisogno di sentirsi apprezzato e sostenuto. Tuttavia, ci sono casi, anche mediaticamente importanti, in cui prevale la rabbia. Come quella di Trump che accusa i medici di avere solo interessi economici. Non è ben chiaro quale sia il motivo di tanta malvagità, se non quello di non aver trovato nei medici la disponibilità, come avrebbe voluto, a dire anche loro falsità, a negare la realtà. Però se Trump è ancora votato da milioni di americani vuol dire che il virus dell’infamia, dell’aggressività, dell’uno contro l’altro, sta colpendo le menti di molti cittadini, facendo danni gravissimi. Un tarlo psicologico che entra nel cervello…

 

È bene riflettere sul fatto che al tempo dell’influenza spagnola la seconda ondata fece più morti della prima. Non è quanto ci auguriamo per il covid-19 ovviamente. Però, prima di scrivere o pronunciare frasi volgari, ricordiamoci che dal personale sanitario dipende il futuro nostro e delle nostre comunità. In un momento drammatico come questo, medici, infermieri, OSS e tutti gli operatori hanno bisogno di sostegno e non di denigrazione. Non possono sopportare psicologicamente di esser passati in pochi mesi da eroi a persone che non meritano la stima della popolazione. Ah, se solo i denigratori capissero che abbiamo bisogno di personale sanitario sereno, che possa lavorare in tranquillità, senza sentirsi addosso il peso di dover dimostrare che le accuse loro rivolte non sono vere…

 

Qualcuno sostiene che la cultura dell’egoismo, sempre più diffusa, impedisca di riconoscere ad altri qualsiasi gratitudine, perché ci legherebbe a una situazione, che nessuno vuole riconoscere, di dipendenza affettiva.

 

Vorrei ricordare, per dare supporto alle mie osservazioni, uno studio recente, pubblicato sul British Medical Journal, nel quale si dimostra che i lavoratori della sanità di ogni livello e i loro famigliari corrispondono ad un sesto di tutti i casi di covid-19 ricoverati in ospedale. Il rischio, quindi, è di circa tre volte quello del resto della popolazione. Il dato è di interesse “civile” (chi è impegnato a contatto con i malati rischia di più del resto della popolazione), di interesse “organizzativo” (la protezione dei dipendenti del sistema sanitario è importante per mantenere adeguati standard assistenziali) ed “epidemiologico” (perché gli operatori sanitari hanno un rischio infettivo maggiore e quindi vanno impostati adeguati interventi nei loro confronti).

 

In questi giorni siamo in attesa dell’evoluzione del virus, sperando che le decisioni di un governo pavido e incerto portino a risultati positivi. Però, tutti gli studi indicano che dovremo convivere con il virus ancora per molti mesi, sebbene forse in maniera meno pesante. Questa realtà ci deve far pensare. Per quanto tempo ancora vogliamo continuare a seguire la strada della critica aggressiva verso chi si occupa della nostra salute? Ritengo che nessuna persona sana di mente possa pensarlo. A tal fine invito i cittadini di buona volontà a dissociarsi dalle posizioni dei pochi che si lasciano dominare dalla cattiveria e dall’ingratitudine.


(Tratto dall’articolo )

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