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Data Notizia
21/01/2021

I vaccini ci salveranno?

Il contributo di Marco Trabucchi

 

In medicina non si possono adottare atteggiamenti trionfalistici, perché la biologia e la clinica non seguono percorsi rigidi e assolutamente prevedibili. Per questo ho inserito nel titolo un punto di domanda. Tuttavia, sono abbastanza certo che i vaccini contro il Covid-19 abbiano un’azione positiva rispetto alla salute dei singoli e al benessere delle comunità.

 

Le vicende degli ultimi mesi hanno chiarito che non vi è realisticamente una possibilità di bloccare la pandemia solo con provvedimenti di popolazione. Sarebbero, infatti, necessari interventi drastici come il lockdown della scorsa primavera che, per una serie di motivi, non sono ripetibili. Si tratta di interventi drammaticamente dannosi per l’economia e insopportabili per la parte della popolazione più fragile (dagli anziani in preda alla solitudine nelle abitazioni ai giovani ai quali manca la relazione che si crea nella scuola, fino ad altri gruppi sociali gravemente danneggiati).

 

Partendo da questa constatazione, si deve riconoscere che la vaccinazione di massa resta l’unico provvedimento con una buona probabilità di successo. E da qualche settimana siamo entrati in pieno in questa fase. Non sappiamo ancora, in modo realistico, quanti dovranno essere complessivamente i cittadini da vaccinare per raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge”, cioè la possibilità concreta che il virus non circoli più nei luoghi della vita sociale. Probabilmente l’obiettivo non sarà raggiunto a breve. Si è dato inizio, quindi, alla vaccinazione delle persone più a rischio, sia per la loro esposizione all’infezione sia per le condizioni intrinseche di fragilità. Tra i primi vi sono gli operatori sanitari. La scelta, ovviamente, dipende dalla loro esposizione quotidiana al rischio di contaminazione: si tratta, infatti, di un lavoro a stretto contatto con persone ammalate, fragili per definizione, che non possono essere infettate perché sarebbe molto dannoso per la loro salute. Per questa ragione, in questa fase, sono stati vaccinati con precedenza anche gli ospiti delle RSA perché si sono dimostrati, in tutto il mondo, la fascia di popolazione a maggior rischio di malattia e, purtroppo, anche di morte. Poi nelle prossime settimane si provvederà alla vaccinazione degli anziani, iniziando dalle fasce più vecchie, quindi dagli ultraottantenni in giù. Contemporaneamente vengono vaccinati anche coloro che lavorano nei servizi essenziali per il funzionamento delle nostre collettività (dalle forze dell’ordine, agli addetti alla nettezza urbana, a chi deve occuparsi delle onoranze funebri, ecc.).

 

Mi auguro che il processo complicato dell’esecuzione dei vaccini possa proseguire tranquillamente nelle prossime settimane. Vi sono alcuni scenari positivi che fanno ben sperare per il futuro. Ad esempio, in molte case di riposo si sono concluse le operazioni senza particolari problemi. Vi è stata un’adesione spontanea degli ospiti cognitivamente integri e vi è stata un’organizzazione efficiente per quelli affetti da alterazioni cognitive che richiedono l’intervento dell’amministratore di sostegno o del giudice tutelare. Anche la temuta vasta opposizione dei vari movimenti “no vax” è stata meno incisiva del previsto. Di fronte ai dati oggettivi sull’utilità della vaccinazione e della limitata comparsa di effetti indesiderati, infatti, si stanno progressivamente riducendo le persone che si oppongono.

 

Quindi, a conclusione di queste righe, mi sembra possibile togliere il punto interrogativo dal titolo: la scienza e le sue ricadute concrete in alcuni campi hanno radicalmente cambiato la nostra vita. Riguardo alle malattie infettive, la scienza biologica e clinica in questi anni, dalla vaccinazione antipolio in poi, ha dato la dimostrazione di essere realmente una medicina per l’uomo. Soprattutto nei momenti più difficili.


(Tratto dall’articolo )

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