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Data Notizia
18/02/2021

21 febbraio, la Giornata Internazionale Della Lingua Madre

Il 21 febbraio si celebra la Giornata Internazionale Della Lingua Madre, istituita dall’UNESCO per promuovere la madrelingua, la diversità culturale e il multilinguismo. Una ricorrenza che, nonostante sia stata istituita più di vent’anni fa, si inserisce perfettamente tra gli obiettivi dell’Agenda Europea da raggiungere entro il 2030. Tra i traguardi prefissati, infatti, c’è anche un'istruzione di qualità e percorsi di apprendimento permanente che consentano a ogni donna e uomo di acquisire competenze, conoscenze e valori per partecipare pienamente alla vita in società. Incoraggiando il pieno rispetto per l'uso della lingua madre, ma anche la promozione e l’incontro della diversità linguistica, è possibile stimolare la crescita e l’occupazione dei cittadini, nonché un consumo e una produzione più integrati e sostenibili.

 

Qualche dato sulla nostra lingua

Ma quali sono i numeri della nostra lingua madre? L’italiano si classifica nel mondo tra le 27 lingue più parlate. Il 90,4% dei residenti in Italia lo impara in famiglia, ma spesso lo acquisisce e lo usa insieme alle varianti regionali e ai dialetti. Secondo un rapporto dell’Istat di qualche anno fa, si stima che il 45,9% della popolazione di sei anni e più si esprima prevalentemente in italiano in famiglia e il 32,2% sia in italiano che in dialetto. Soltanto il 14% usa, invece, prevalentemente il dialetto.

La diffusione di lingue diverse dall'italiano e dal dialetto in ambito familiare registra un aumento significativo tra i 25-34enni, mentre per tutte le fasce di età diminuisce l'uso esclusivo del dialetto, anche tra i più anziani, tra i quali rimane comunque una consuetudine molto diffusa. Nel 2015, ad esempio, il 32% degli over 75 parlava in modo esclusivo o prevalente il dialetto in famiglia. Inoltre, la conoscenza di una o più lingue straniere interessa il 60,1% della popolazione di 6 anni e più, rilevando un dato in aumento. A conoscere una o più lingue straniere sono soprattutto i giovanissimi e i giovani adulti fino a 34 anni specialmente del Nord. Tra chi conosce una o più lingue straniere, infine, il 48,1% comprende e parla l'inglese, il 29,5% il francese e l'11,1% lo spagnolo.

 

Imparare una seconda lingua in terza età

Ma imparare un’altra lingua è un’abilità preclusa solo ai più giovani? Secondo Albert Costa, professore di neuroscienze all’Università di Barcellona Pompeu Fabra, no. Anzi! “Le persone anziane che imparano una nuova lingua hanno un vantaggio rispetto alla loro controparte più giovane, principalmente perché hanno un vocabolario più ampio e un bagaglio di informazioni più consolidato”, ha rivelato in un’intervista a The Guardian. “Questo permette loro di collegare le nuove parole straniere ai concetti già conosciuti nel proprio dizionario madrelingua”. Anche i ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno detto la loro sul multilinguismo in terza età. Secondo un loro studio, infatti, imparare una seconda lingua gioverebbe alla salute del nostro cervello. Lo hanno scoperto dopo aver esaminato le cartelle cliniche di 648 pazienti con Alzheimer. I risultati hanno dimostrato che i pazienti monolingue hanno sviluppato demenza prima di quelli che parlavano due lingue. La nota positiva è che anche il dialetto, oltre alla propria lingua madre, vale per essere considerati bilingui.  


(Sintesi redatta da: Linda Russo)

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