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Data Notizia
20/03/2021

Gli effetti della pandemia in Italia: il rapporto Bes 2020

Negli ultimi dieci, la speranza di vita alla nascita è migliorata progressivamente, accompagnata da dati positivi anche sulle condizioni di vita in salute e in autonomia dopo i 65 anni. Sono questi i dati rivelati dal Rapporto Bes che, dal 2010, riporta i risultati analizzati da Istat in merito al Benessere Equo e Sostenibile. 130 indicatori che sondano 12 ambiti diversi, tra cui salute, lavoro, istruzione, relazioni sociali, digitalizzazione, ambiente e partecipazione politica, restituendo un quadro realistico di ciò che accade in Italia. Quest’anno, però, le profonde trasformazioni dovute alla pandemia hanno portato a una battuta d’arresto anche in merito alla speranza di vita alla nascita.

 

Salute e sanità

Sembra, infatti, che quest’ultimo anno ci abbia riportato indietro di dieci anni. Tra il 2010 e il 2019, gli uomini hanno recuperato, anche se parzialmente, lo svantaggio rispetto alle donne in termini di speranza di vita alla nascita. Eppure, nel 2020, il Covid-19 ha annullato, completamente nel Nord e parzialmente nelle altre aree del Paese, i guadagni in anni di vita maturati nel decennio. Un arretramento che richiederà parecchio tempo per essere pienamente recuperato.

Non sono più rosee le stime in merito alla qualità dei servizi sanitari. Fino al 2018, come sappiamo, l’offerta ospedaliera è stata investita da una riduzione delle strutture e dei posti letto. In particolare, il numero di questi ultimi è diminuito in media dell’1,8% l’anno, fino ad arrivare, nel 2018, a una dotazione di 3,49 posti letto ogni 1.000 abitanti. Uno tsunami che ha travolto anche il personale sanitario. Sebbene il rapporto tra numero di medici e numero di residenti sia in leggero aumento, infatti, l’età media dei medici è molto alta e il sovraccarico di pazienti sui medici di medicina generale appare in crescita, soprattutto nell’Italia settentrionale. Critica anche la situazione degli infermieri. Il rapporto numerico tra infermieri e popolazione italiana è molto sbilanciato rispetto ad altri paesi: la Germania, ad esempio, ha più del doppio degli infermieri per abitante.

 

Istruzione e lavoro

Per quanto riguarda gli indicatori dei livelli di istruzione, invece, si registra una crescita che, però, non è sufficiente a ridurre i ritardi dei nostri giovani rispetto alla maggior parte dei paesi europei. In Italia, nel secondo trimestre del 2020, il 62,6% delle persone di 25-64 anni ha almeno il diploma superiore mentre la media europea si aggira intorno al 79%. Inoltre, se nel corso del tempo è aumentata la probabilità per le nuove generazioni di laurearsi, negli ultimi quattro anni, la crescita della quota di laureati in Italia si è interrotta. Uno stallo che si ripercuote sul mercato del lavoro che risulta rigido e poco propenso all’innovazione. I divari con l’Europa, poi, sono particolarmente evidenti per le donne, sulle quali continua a concentrarsi, nonostante i progressi dell’ultimo decennio, il carico di lavoro domestico e di cura.

 

Le donne al comando

Accanto a fattori di esclusione e di rinuncia, però, si sommano anche elementi di discriminazione che limitano le possibilità di carriera delle donne. Con la legge del 2011, infatti, è stato introdotto l’obbligo di quote di genere nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali delle società quotate. L’assunto è che un maggiore bilanciamento di genere possa determinare un cambiamento delle politiche d’impresa e migliorare le condizioni complessive del lavoro delle donne. Eppure, nonostante la presenza femminile nei consigli di amministrazione sta progressivamente crescendo, rimane ancora contenuta in altri ambiti della società e dell’economia. In Parlamento, ad esempio, è stata superata la quota del 35%, mentre nei Consigli regionali le donne elette in totale sono solo il 22%. In istituzioni come la Corte costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura e il Corpo diplomatico, la rappresentanza femminile è ancora esigua e pari al 19,1%.

 

Divario digitale

Variegato e dalle mille sfaccettature, invece, è il quadro di digitalizzazione della popolazione. Dopo aver misurato l’uso di internet e la disponibilità in famiglia di almeno un computer (inclusi i tablet) e della connessione a internet, sono stati rilevati decisi miglioramenti in entrambi i campi. L’uso della rete, ad esempio, è cresciuto ad un ritmo più sostenuto, persino rispetto alla media dei paesi europei. Tuttavia, il genere, l’età e la zona di residenza incidono. Il risultato è un aumento dello svantaggio delle famiglie del Mezzogiorno per disponibilità di pc e connessione e un persistente ritardo nei livelli di utilizzo regolare di internet. In media, la propensione all’uso di internet da parte delle donne si è avvicinata a quella degli uomini, ma rimane particolarmente bassa per i senior over 75.

 

I dati positivi

In ultimo, le statistiche degli ultimi dieci anni mostrano un’iniziale fase di declino in merito alla soddisfazione per la vita. Proprio all’inizio del decennio, infatti, il nostro Paese si è trovato ad affrontare una grave crisi finanziaria che ha fermato i primi segnali di ripresa. La soddisfazione dei cittadini rispetto alla situazione economica ha preso a risalire solo dal 2016 e nell’anno di inizio della pandemia, nonostante le conseguenze del virus, la soddisfazione per la vita non diminuisce. In controtendenza rispetto al passato, invece, l’appagamento dovuto a relazioni familiari e con gli amici. Infatti, il 33,1% e il 22,5%, infatti, si dichiara molto soddisfatto, rispettivamente, nei due ambiti relazionali. Un dato molto alto che confuta quanto ci si poteva aspettare dal periodo di forzato distanziamento. Il tessuto relazionale, infatti, continua a rappresentare un caposaldo nella vita degli italiani.


(Sintesi redatta da: Linda Russo)

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