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Data Notizia
07/05/2021

Noi e il Piano di Ripresa e Resilienza

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Stiamo vivendo in un momento di grande incertezza, ma anche di qualche speranza. Da una parte si incomincia ad intravvedere la possibilità che la vaccinazione di massa cambi la nostra vita. Dall’altra, non sembra che tutti i nostri connazionali stiano capendo che stiamo costruendo il nostro futuro… la retorica, vuota ed egoista, della libertà, per alcuni vale di più della logica della generosità, dei sacrifici per il bene comune!

 

Una realistica fonte di speranze ci viene dal “Piano di Ripresa e Resilienza” che il governo Draghi ha da poco inviato in Europa. Si stratta di una serie di indicazioni che nel prossimo futuro potranno cambiare radicalmente il nostro paese. Nel senso di una reale modernizzazione, di una maggiore attenzione al futuro dei giovani, di un maggiore rispetto per l’importante contributo che la donna può dare alla vita collettiva rispetto al passato.

 

Il Piano contiene importanti aspetti che riguardano la vita dell’anziano fragile. In particolare, un capitolo impegna formalmente il governo a delineare e a realizzare un piano articolato per la cura delle persone anziane non autosufficienti. Sarebbe la prima volta nella nostra storia che si ipotizza un impegno collettivo per considerare i bisogni degli anziani non come momenti ai quali rispondere in modo segmentario, ma come realtà umane alle quali è possibile rispondere seriamente solo attraverso la costruzione di una rete. Questa sarà in grado di accompagnare l’anziano e la sua famiglia nei vari momenti di crisi, predisponendo ogni volta quanto è necessario per ridurne il disagio, il disorientamento, la solitudine, il dolore.

 

Oggi, infatti, il cittadino non è accompagnato attraverso questo mondo che non è sempre aperto e disponibile e che utilizza linguaggi diversi rispetto a quelli consueti. Così accade che l’anziano e la sua famiglia soffrano per la solitudine, per la condizione di abbandono nella quale sono lasciati. Sofferenza pesante a livello psicologico, ma che ha anche pesanti riflessi pratici, perché porta al rischio concreto di risposte inadeguate al bisogno.

 

Se il piano di costruire un sistema davvero razionale e articolato avrà un futuro, sarà possibile dare risposta a situazioni cariche di incertezze e di problemi, come quelli riguardanti il ruolo delle RSA, la funzione dei medici di famiglia e l’insieme dell’organizzazione territoriale dei servizi. Anche l’impegno per la digitalizzazione del sistema sanitario e assistenziale, se adattato alla situazione attuale rischia di perdere gran parte della sua efficacia; avremo forse una telemedicina un po' più efficace, ma l’ideale di stendere una rete digitale, sulla quale il singolo anziano, la sua famiglia e i servizi possono appoggiarsi, sarà irraggiungibile. È un’illusione senza futuro pensare che sia il digitale a plasmare il reale, se questo non ha sua precedente strutturazione, della quale si sia dimostrata l’efficacia. La modernizzazione in questo campo avrà riflessi importantissimi anche sul mercato del lavoro, sia per i giovani che per le donne. Infatti, la cura degli anziani è ritenuta dagli analisti di tutto il mondo una delle aree dove si creeranno moltissimi posti di lavoro nel prossimo decennio.

 

Riusciremo a realizzare questo sogno? Chi scrive è ottimista, perché la crisi del Covid-19 ci ha fatto capire che le nostre società non possono vivere trascurando i vecchi. Quello che in passato poteva essere interpretato come un atto di generosità, oggi è diventato una condizione irrinunciabile per chi vuole costruire un futuro di giustizia e umanità per tutte le nostre comunità.

 

Molta strada dovrà essere ancora compiuta verso la progettazione e la realizzazione di una “società buona” verso gli anziani. Però, ci viene fornita, attraverso il “Piano di Ripresa e Resilienza” un’occasione formidabile. Se, invece, continueremo a frammentare le nostre forze, difendendo gli spazi delle nostre singole professionalità, senza una visione di insieme, faremo un errore che la storia certamente non ci perdonerà.


(Tratto dall’articolo )

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