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Data Notizia
24/06/2021

Il mondo di Cobe, una vita semplice

Nei mesi scorsi, con i cinema chiusi, abbiamo raschiato il fondo della nostra memoria per suggerire titoli del passato in qualche misura riconducibili, di volta in volta, ad una parola chiave. È stato divertente, per noi: per voi lettori, speriamo. Lo scopo era quello di orientare la scelta di titoli tra le numerose proposte della distribuzione “on demand”, alla quale ormai molte famiglie ricorrono standosene comodamente sul divano di casa.

 

Proprio adesso, mentre i cinema riaprono, abbiamo “scoperto” la televisione. Ci sono programmi – e oggi proponiamo un documentario di GEO - che non rendono indispensabili i raffronti tra due o più film per imbastire un ragionamento. Basta confrontarlo, il film, con un programma TV ben fatto. Dopotutto è la cinepresa, sempre, la star indiscussa dei due linguaggi.

 

Buttiamola in cortile, quest’idea (citazione dal lontano “La parola ai giurati”) e vediamo se il gatto è interessato a leccarla. Una parola chiave potrebbe essere “La vita semplice”, idealizzata quasi un secolo fa dal bel romanzo di Ernst Wiechert. L’altra, beninteso, “Prendersi cura”.

 

L’incontro tra due storie

 

A Simple Life: L’ultimo rampollo della famiglia dove Ah Tau serve da quattro generazioni è Roger, produttore cinematografico. Aveva 14 anni quando è entrata in quella famiglia, ha servito con premura e forse anche con l’orgoglio che viene dal lavoro ben fatto; con naturalezza tratta Roger come un figlio.

 

Il Mondo di Cobe: In un paesaggio collinare, alle pendici di una vallata alpina, una giovane famiglia intraprende l’avventura della vita semplice, quella vagheggiata da Ernst Wiechert, scelta oggi da molte coppie come protesta allo sfruttamento insensato delle risorse del pianeta, ma anche come sincero desiderio di crescere i figli lontani dalle nevrosi del “progresso”. Sembrano chiedersi: “Cosa diremo un giorno ai nostri nipoti quando ci chiederanno conto di terra, acqua, aria - che ricevemmo in custodia pulite e sane - se le restituiamo sporche e malate?”.

 

Il rapporto tra Roger e la sua vecchia governante ha una battuta d’arresto quando, per lei, sopraggiunge un ictus. Senza pressioni da alcuno la donna decide di ritirarsi in una casa di riposo: non è più in grado di aiutare, è il momento di seguire il destino di tutti. La soluzione non è così scontata per il giovane, che comincia ad agitarsi per liberare, per lei, un appartamento vicino al suo e prendersene cura.

 

Nella vecchia cascina cadente Matteo, il papà, trapianta le zucchine, semina i fagioli con l’aiuto di Cobe, costruisce una serra per salvaguardare gli ortaggi dal freddo d’inverno e dalla grandine d’estate. Mentre il figlio maggiore distribuisce il becchime ai polli, Cobe delicatamente raccoglie le uova, una la porge alla mamma: “è ancora calda, è appena uscita dal culo della gallina”. “Grazie Cobe, ma non si dice culo”. Ride sempre, la mamma, e si capisce che non è una finzione. È bella, poteva aspirare a una carriera da modella, in un altro mondo. Qui raccoglie le zucchine, munge la capra, dà da mangiare a tutti, comprese le bestie e mentre si mette a tavola mostra d’essere felice. I bambini la guardano e imparano.

 

Tutto si esaurirà nel piacere di raccogliere le zucchine, che ieri erano soltanto un fiore e adesso guardale lì; nel rastrellare il fieno tagliato perché il barometro segna pioggia, nel portare i bambini a chinarsi sulla madre terra e poi, sollevando lo sguardo, incontrare lo splendore del creato? Se tutto si fermerà alla breve primavera della vita sarà il fallimento dell’ennesima infatuazione dei vent’anni. E se fosse invece una scelta per la vita?

 

A vederli in lontananza camminare, Roger e Ah Tau, si può pensare a due fidanzati, piuttosto che a un giovanotto e alla sua anziana governante. Commentano, come vecchi fratelli, le fotografie e gli oggetti dell’infanzia di lui; al ristorante commentano i piatti, inevitabilmente concludendo che sì, discreti, ma certo quelli di lei! Battibeccano soltanto dal dentista, quando lui dice: “Facciamo la dentiera”. E lei, “no, non la voglio, sono troppo vecchia!”. “La facciamo e basta”.

 

Intanto nella cascina semidiroccata, tra tante fatiche vissute con gioia, arriva una nuova vita. Nasce una sorellina: nasce Nives e la vediamo già contendersi, con garbo, una pannocchia con il fratellino. E se non fosse un’utopia? Se davvero le persone, dopo l’abbuffata di consumi che ha lasciato tante bocche amare cominciassero a pensare che, da vecchi, si è ricchi soltanto di ciò che si è donato? Non in case, Bot e CCT, ma soprattutto in gentilezza e vicinanza? Se Cobe e i suoi fratelli, domani, zappando la terra non più resa sterile dalla chimica, non troveranno più batterie d’auto, copertoni e bottiglie di plastica? Se quando diluvierà non troveranno più il raccolto spazzato via da una bomba d’acqua perché avranno custodito il sottobosco e ripulito gli scoli per tempo? Se troveranno acqua calda e luce anche dopo il tramonto perché con pale eoliche e pannelli avranno saputo catturare il sole e il vento? Non sarà, questo, un progresso nuovo, all’insegna del non divorare tutto quanto pensando solo all’oggi per, invece, prendersi cura del domani?

 

Ah Tau e Roger chiudono la loro storia in serenità. Lui è felice perché la persona che lo ha accudito come una brava madre è serena come una madre se il figlio le è vicino.

 

Fare dell’ironia sulla bontà della gente è azione spregevole, anche perché, ce lo garantiscono gli autori, questo film racconta una storia vera. Vanno raccontate, queste storie, non solo i maltrattamenti. Perché la gentilezza, della quale da vecchi si sente il bisogno (talvolta acuto come uno spasmo) va raccontata anche se è una merce rara. Nel migliore dei casi gli anziani in istituto vengono trattati con condiscendenza, come dei bambini, mentre dentro sono persone integre. La donna e l’uomo che sono stati, nel silenzio, urlano il bisogno di essere considerati per quel che furono ma, per un destino comune a tutti, non sono più.

 

Anziché sfilate di moda grigia XXL, anziché maratone di ballo, anziché, anziché...sarebbe giusto istituire delle gare di gentilezza. Dove non c’è solo il volontario tanto buono che si china benevolo sull’anziano al suon di “poverino, come si fa...”. Dove ci sono i Roger e le Ah Tau che giocano spontaneamente, insieme e alla pari, l’avventura della vita. E non solo nelle case di riposo e nelle famiglie, ma dappertutto. Nei condomini, nei supermercati, in posta, all’ASL e per strada. Dovunque ci sia qualcuno proprio come saremo noi, un giorno. Un anziano in astinenza prolungata di gesti e parole gentili.

 

Chi ci dice che andrà in fumo il sogno di Cobe, papà e mamma? Mettiamo che proprio, Cobe, lui, o il fratello, o la sorellina, decidano, un giorno, di fermarsi lì. Una casa, un caseificio, un laboratorio di conserve o confetture? Oppure una centrale di compostaggio, oppure, oppure... La vecchia cascina è rimasta, è ancora lì, i bei ricordi hanno bisogno di un tetto. Chi ci dice che proprio lì davanti, nel luogo dell’inizio, un vecchio barbuto ormai tutto bianco e la sua ex-bella, bianca pure lei, con la sedia appoggiata proprio alla vecchia casa, chi ci dice che non saranno ancora lì, esausti ma felici, a godere il sole d’inverno come i gatti?

 

In quest’ultimo episodio abbiamo parlato di:

  • A Simple Life – di Ann Hui - Hong Kong (2011) con Andy Lau, Deannie Yip
  • Il Mondo di Cobe - documentario nell’ambito di Geo, RAI3, del 26 febbraio 2021

(Tratto dall’articolo )

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