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www.spazio50.org
22/06/2021

Bassa natalità e invecchiamento: il Rapporto Scientifico sulla Popolazione

Il 3 giugno scorso a Roma, presso il CNEL (il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) è stato presentato il Rapporto Scientifico sulla Popolazione. Il documento, curato dall’Associazione Italiana per gli Studi di Popolazione (AISP), affronta gli anni dal 2000 al 2020.

Il ventennio preso in considerazione si caratterizza per una costante e accentuata diminuzione delle nascite che passa dal record mondiale del 1995 con 1,19 figli per donna alla situazione attuale con 1,18 figli per donna. La causa principale del declino del tasso di fertilità è, come si evidenzia nella ricerca, l’incapacità del welfare italiano di sostenere la famiglia numerosa.

In positivo l’Italia si distingue per un evidente progresso della speranza di vita alla nascita che, nel periodo pre-Covid, si è assestata ai più alti livelli mondiali (più di 83 anni nel 2018).

Se fino al 2015 i flussi migratori hanno in parte contribuito ad arginare la diminuzione di nascite nel nostro Paese, questo fenomeno, pur consistente, non è stato sufficiente ad incrementare le nascite. 

Dal 2000 al 2020 si ha un crollo della popolazione giovanile. Tanto che, pur potendo aumentare il tasso di fertilità con le politiche adeguate, mancherebbero le nuove coppie. In Italia nella fascia di età tra i 15 e i 29 sono molti i giovani (la più alta percentuale europea) che non studiano e non lavorano (definiti Neet) e che non avendo indipendenza economica, vivono a carico dei loro genitori.

L’aspetto positivo è legato al primato della longevità connesso alla buona salute dei senior. Aumenta la speranza di vita in assoluto ma aumenta anche la speranza di vita in buona salute anche se ci sono differenze tra le varie aree d’Italia.

Le conseguenze della bassa fecondità e dell’invecchiamento della popolazione rimarranno a lungo nella società. Spetta alla politica tradurre le sfide della demografia in nuove opportunità per combattere le diseguaglianze. Bisognerà pensare alla formazione e al lavoro dei giovani e sarà fondamentale investire sulla buona salute contrastando la disabilità nell’anziano.

Come sottolinea il Green Paper della Commissione Europea sull’invecchiamento della popolazione, la formazione deve essere al cuore della sfida demografica garantendo adeguate forme di istruzione che comprendano tutti i cicli di vita delle singole persone.  

Investire nella salute, nella disabilità e nell’Healthy Ageing (invecchiamento salutare), sottolinea il Rapporto, significa creare nuove opportunità.


(Fonte: www.spazio50.org)

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