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Data Notizia
14/10/2021

Il grande ruolo del volontariato

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Dedico un pensiero particolare nell’editoriale di questo mese ai volontari che finora hanno lavorato negli hub vaccinali: Alpini, Associazioni d’arma, Protezione Civile, Ordine di Malta e Cisom), altri gruppi di volontariato (Avo, Amo la vita, le Misericordie, le varie croci, gli scout, ecc.). Senza retorica, posso dire che questa ricchezza di libere volontà merita grande ammirazione; insieme ai soggetti impegnati nel servizio sanitario nazionale, alle forze armate dello Stato, ai Vigili del Fuoco costituiscono una comunità che ha scelto il servizio a chi ha bisogno degli altri come scopo del proprio agire. Appaiono raramente sui mezzi di comunicazione, ma esprimono una precisa volontà civile, anche se non sempre ascoltata. Quanti lavorano negli hub vaccinali hanno voluto concretamente dimostrare che di fronte al bene comune non vi sono differenze ideologiche o di appartenenza. Si va dove è necessario, facendo dell’adeguamento ai bisogni collettivi (e quindi alla relativa organizzazione) un dovere che non si discute. Nella società dei cavilli e dell’egoismo, che talvolta si vuole nascondere sotto motivazioni fasulle, è un esempio formidabile, che dovrebbe insegnare a tutti come ci si salva insieme.

 

Ho visivamente presenti gli alpini che trovavo l’inverno scorso sotto la pioggia, alle 6 di mattina, quando li illuminavo con i fari dell’auto recandomi al lavoro. Poi sotto il caldo torrido, sempre con il cappello in testa, molte volte anche non più giovani. Per me hanno rappresentato l’Italia migliore dalla quale mi sono sentito rappresentato. Qualcuno ha rilevato che il volontariato trova sempre meno persone disponibili; il rischio è purtroppo elevato in comunità che hanno perso il senso del fare assieme, del progettare e costruire qualche cosa di rilevante per migliorare la vita collettiva. È peraltro anche necessario dare un’adeguata organizzazione al volontariato, un preciso riconoscimento (il cappello con la penna degli alpini), perché nulla deve andare perduto del tempo e della dedizione per agli altri. Ogni gruppo ha una propria vocazione e metodologie diverse di lavoro, che vanno rispettate: non abbiamo bisogno di falangi obbedienti, ma di cittadini che con il loro carisma contribuiscono al buon funzionamento della comunità. Sempre, nelle normali, generose azioni di tutti i giorni, e in quelle particolarmente impegnative nei momenti drammatici, quando si affrontano rischi e fatiche fuori del normale.

 

Ma oltre ai volontari impegnati per le vaccinazioni, desidero rivolgere un pensiero di gratitudine - anche in vista della giornata della gentilezza che si festeggia il 13 novembre - a tutti quelli impegnati in questi mesi di bisogno nelle mense per la distruzione di cibo a chi è in difficoltà economiche. Ammiro la loro determinazione, la costanza di un lavoro spesso condotto in condizioni disagevoli per il grande caldo, talvolta per difficoltà di rapporto con gli ospiti. Le associazioni religiose in prima linea in questo campo possono contare sui volontari della Caritas, sempre pronti.

 

Osservando queste realtà spesso mi chiedo come faremmo senza i volontari. A Brescia i responsabili della campagna vaccinale nei mesi scorsi hanno dovuto organizzare i turni di circa 5000 persone. Dove si sarebbe trovata tanta disponibilità generosa a rinunciare al proprio tempo per dedicarsi agli altri?

 

Talvolta qualcuno fa delle critiche ai volontari, ritenuti eccessivamente orgogliosi dei propri compiti; io, al contrario, ritengo che l’orgoglio debba essere una caratteristica primaria di chi si spende per gli altri. Un orgoglio che collabora alla costruzione di una collettività fiera del proprio ruolo, quello di spendersi per gli altri e di non lasciare indietro nessuno. Qualcun’altro critica i volontari perché sarebbero troppo legati fra di loro; ben venga questo atteggiamento, perché permette di lavorare insieme, in modo coordinato e organizzato. Torno ancora all’esempio degli alpini, la cui forza è il legame tra di loro, espresso anche attraverso momenti di convivialità.

 

In questo momento il nostro paese deve affrontare un compito difficile, quello di spendere bene, con efficacia, prudenza e onestà una notevole quantità di denaro attraverso il PNRR. I volontari possono essere un esempio di concretezza nell’agire, di rispetto della persona, di legami con un’unica ideologia, quella dell’impegno a favore dei componenti meno fortunati delle comunità.


(Tratto dall’articolo )

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