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Data Notizia
14/01/2022

Un nuovo anno faticoso

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Inizia il nuovo anno anche per la newsletter della Fondazione Leonardo.

 

Non sarà un tempo facile, ma non dobbiamo lasciarci dominare dal pessimismo e dalla paura.

Sono, infatti, atteggiamenti giustificabili in questo nostro tempo di grande fatica fisica e psicologica, ma la vita ci impone di sperare nella possibilità che ciascuno di noi ha di essere creatore di futuro per sè stesso e per gli altri. Alcuni recenti sondaggi hanno dimostrato che mediamente gli italiani hanno affrontato questi due anni con una buona tenuta. Adesso, però, inizia un periodo particolarmente critico, perché l’invasione della variante omicron ha cancellato le indicazioni di un percorso che sembrava delineato in modo rassicurante. E’ quindi necessario assumere con maggior forza alcuni atteggiamenti positivi, sia sul piano delle idee che su quello dei fatti.

Dobbiamo impegnarci ad esprimere uno stile di vita serio, che rifugge dalle semplificazioni, dalle posizioni scarsamente elaborate, che non tiene conto delle diverse e complesse dinamiche che concorrono a garantire la salute a tutte le età e, in particolare, durante la vecchiaia. In questa assunzione di serietà inseriamo anche una lettura dei dati scientifici realistica e non fideistica. La scienza ha mostrato i suoi lati positivi (oggi, quando si è vaccinati, il rischio di morire si riduce del 90%), ma anche i suoi limiti e soprattutto ha mostrato che occorre una diffusa collaborazione per raggiungere risultati utili. Non è salvifica di per se la scienza, ma solo con il nostro contributo di scelte e di comportamenti. Nei prossimi mesi ciascuno dovrà esprimere un peculiare impegno in questo campo, cercando di non adattarsi al presente, ma di costruire in continuazione qualche cosa di nuovo per se e per gli altri, soprattutto quando la vita si svolge in situazioni precarie.

Nel nuovo anno dovremo affrontare una serie non facile di problematiche riguardanti i servizi. Sarà, infatti, necessario provvedere ancora per mesi alla gestione dell’emergenza, cercando però di preservare una adeguata attività clinica routinaria negli ospedali e negli altri luoghi della cura. I malati sono numerosi e sempre più premono per ricevere trattamenti clinici tempestivi. Non sarà facile, però, richiedere un extra impegno a operatori e servizi che sono reduci da mesi e mesi di fatica sul piano fisico e psicologico; a loro dobbiamo immensa riconoscenza, anche per compensare gli ignobili atteggiamenti assunti da taluno nei loro riguardi.

Tra i numerosi aspetti ai quali dovremo dare particolare attenzione è indispensabile guardare alle RSA, strutture che resteranno al centro del bisogno degli anziani fragili. In questi mesi sembra che la vita delle RSA sia tornata ad essere caratterizzata da un andamento come quello delle montagne russe; dopo qualche speranza di normalità la situazione attuale, caratterizzata da un diffuso aumento dei contagi, ha fatto compiere passi indietro, ad esempio rispetto all’apertura ai famigliari. Dovremo comportarci con intelligenza, supportando le nostre comunità quando si impegnano per migliorare la qualità dell’assistenza agli anziani fragili.

Le persone svantaggiate devono rientrare al centro delle attenzioni delle collettività; la pandemia ha messo in luce la condizione di grave disparità sia rispetto al rischio di ammalarsi, sia rispetto alla possibilità di ricevere cure adeguate. Non è più accettabile che queste continuino a dominare lo scenario: le povertà in crescita, le differenze nord-sud, le dinamiche di marginalizzazione degli anziani più compromessi, ecc.

Vi è inoltre il gravissimo problema dei giovani, che stanno perdendo occasioni importanti sul piano della formazione e dell’impiego. Se non si affrontano con determinazione questi nodi si rischia di avere un periodo post covid dominato da una diffusa tristezza e da gravi tensioni sociali.

Dovremo anche seguire con attenzione la trasformazione tecnologica della medicina, con particolare riguardo all’ambito geriatrico. E’ necessario agire a livello teorico, per controbattere posizioni conservatrici, secondo le quali le tecnologie toglierebbero spazio ad un proficuo rapporto tra l’ammalato e il suo medico. Ma è importante anche agire a livello concreto, per rendere effettivamente utilizzabili i progressi delle tecnologie che in questi anni non sempre hanno effettuato un adeguato adattamento alla realtà delle situazioni cliniche di sofferenza. Sull’argomento mi permetto di richiamare all’attenzione dei nostri lettori il recente volume uscito per i tipi del Mulino, coordinato da Sangalli e Trabucchi, dal titolo: “Ipotesi per il futuro degli anziani. Tecnologie per l’autonomia, la salute e le connessioni sociali”. Alla predisposizione del volume ha partecipato la Fondazione Leonardo, che ha in programma la sua presentazione in alcune città italiane.

Nel complesso, nei prossimi mesi dobbiamo imparare a coabitare con la malattia; i vaccini non ci rendono immuni, ma ci permettono di affrontare un rischio che non è più mortale. Ma, se saremo attenti e prudenti, la vita potrà riprendere il suo corso. Possiamo giustamente essere orgogliosi di come ci siamo comportati in questi mesi, di fronte a situazioni drammatiche e durissime; se siamo in grado di impostare con serenità la nostra vita anche di fronte all’instaurarsi di una possibile endemia potremo continuare ad essere orgogliosi di noi e della nostra organizzazione sociale, che si sta mostrando meno fragile di quanto molti ritenessero.

 

 


(Tratto dall’articolo )

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