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Data Notizia
23/09/2022

La crisi delle residenze per anziani

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Il sistema delle residenze per anziani del nostro paese è in gravissima crisi. Purtroppo, è una condizione che le nostre comunità conoscono bene, ma che la politica non ritiene sia meritevole di interventi. E così assistiamo ad una sopravvivenza faticosa, che logora gestori, operatori e famiglie. A quando una risposta seria? Fino a quale livello di profondità continueremo ad assistere alla crisi?

Le RSA hanno subito il tempo del covid-19, che ha portato ad un aumento dei costi di gestione e contemporaneamente ad una riduzione importante delle entrate, dovuta all’impossibilità di riempire i posti letti liberati per la morte dei residenti. La situazione si è sistemata lentamente, ma ancor oggi i conti economici risentono della crisi.

Le RSA hanno subito durante l’epidemia, ma ancor oggi, una pesante emorragia di operatori, in primis di infermieri, attratti dagli ospedali, che promettevano stipendi significativamente più elevati e migliori condizioni di lavoro. In scala minore, anche per altre figure professionali, compresi gli oss, è avvenuta un’emorragia simile a quella infermieristica.

Le RSA oggi sono vittime della crisi energetica, che ha provocato spaventosi aumenti dei costi dell’energia, senza la possibilità di realizzare significativi risparmi. Gli anziani fragili devono, infatti, essere protetti senza incertezze dal caldo e dal freddo; in particolare il riscaldamento deve essere tenuto a livelli più alti rispetto a quelli, ad esempio, di un albergo, con i relativi altissimi costi.

Di cosa avrebbero bisogno oggi le residenze per anziani per poter continuare a svolgere la loro funzione nei riguardi delle circa 250mila persone che ne fruiscono? Non si tratta delle richieste di mendicanti, ma di persone responsabili, angosciate perché non vogliono rinunciare al proprio dovere umano, civile e clinico di curare le persone più fragili fra i fragili.

Sarebbe necessario un piano serio, pluriennale, ma anche immediato, per creare una certa disponibilità di personale da dedicare all’assistenza. Occorre quindi agire su vari piani: allargare il numero degli accessi alle agenzie formative (università e altro), ma allo stesso tempo permettere in maniera seria e rapida l’importazione di operatori qualificati, impostando corsi intensivi sia per la lingua che per la formazione sulla nostra organizzazione sociale e le diverse prassi. Vi sono molte resistenze in questo campo, corporative, psicologiche, organizzative; deve però essere chiaro che l’incertezza è destinata a portare a decisioni frettolose, come quella che ha riguardato i medici cubani in Calabria. E’ inoltre necessario un piano serio e rapido per permettere alle diverse strutture di dotarsi di pannelli solari, per acquisire una almeno parziale autonomia energetica. A questo intervento, si dovrebbe associare il finanziamento per permettere alle residenze di strutturarsi in modo da essere energy saving (caldaie, cappotti, serramenti, ecc.). Sara possibile realizzare questi interventi senza subire il sadismo della burocrazia, che pare serva solo a rallentare ciò che è necessario per le collettività?

Infine, vi è l’esigenza immediata di interventi economici per evitare l’insolvenza delle strutture. Oggi, nella crisi generalizzata del paese è impossibile chiedere alle famiglie incrementi significativi delle rette, perché si trasferirebbe su di loro insostenibilità della situazione attuale. Cosa potranno fare le RSA quando si accorgeranno di non poter più reggere? Chiudere senza pensare ai danni umani e sociali? Ridurre la qualità dei servizi prestati? Ma i cittadini, abituati in alcune regioni a standard di alto livello non accetterebbero contrazioni qualitative e quantitative dei servizi prestati ai loro cari.

Che fare, quindi, per riportare il sistema della residenzialità nella logica della razionalità, della responsabilità sociale, della generosità comunitaria? E’ necessario chiedere nell’immediato l’approvazione del decreto per la protezione dei cittadini non autosufficienti e poi passare ad altri provvedimenti, come quello di istituire un ministero ad hoc per la guida politica di una società sempre più vecchia.

Non possiamo fare in modo che uno dei paesi più vecchi del mondo non sia un paese per vecchi…

Purtroppo, la campagna elettorale ha mostrato i limiti di un ceto politico che discute attorno a problemi generici, senza la concretezza del qui e ora. La pressione della fatica di vivere di molte famiglie che hanno a carico anziani fragili non ha indotto la necessaria attenzione. Però non vogliamo perdere la speranza, nonostante tutto!

 

 

 

 

 


(Tratto dall’articolo )

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