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Regia

Madden John

Titolo

Marigold Hotel
Con: Judi Dench, Bill Nighy, Penelope Wilton, Dev Patel, Celia Imrie
USA, 2012, min.123

Marigold Hotel

Appena due stellette e mezzo su cinque è il giudizio che la più importante enciclopedia del cinema assegna a questo film sulla cosiddetta terza età. Forse perché i protagonisti delle ben sette storie di vita che vi si intrecciano sono tutti alla ricerca della felicità attraverso il cambiamento.

Poco verosimile, certo, come scenario estensibile a quella parte della grande massa grigia degli anziani delusi che, la felicità, non hanno neppure più la forza di cercarla. Ma consolante per tutti coloro che intravedono nel pur improbabile lieto fine un barlume di speranza.
Anche le favole non sono verosimili, eppure spesso e volentieri traggono valore proprio dalla speranza che riescono a trasmettere a chi ne entra in contatto.

Marigold Hotel vede imbarcati sullo stesso volo dall’Inghilterra a Mumbai un gruppo di anziani alla ricerca di dare una svolta alle loro vite. 
C’è una vedova che deve fare i conti non soltanto con la perdita del marito, ma anche con i debiti che lui le ha lasciato; c’è Muriel (Maggie Smith) governante da sempre in una casa di ricchi, licenziata da vecchia ma solo dopo aver ultimato la formazione della giovane che le succederà. Ci sono Douglas e Jean, una coppia in crisi che ha lasciato ogni risparmio alla figlia per finanziare un suo progetto; c’è Graham, scopertosi omosessuale 50 anni prima grazie ad una intensa e non dimenticata relazione con un coetaneo indiano; ecc. ecc. Si ritrovano tutti al Marigold Hotel, l’albergo gestito da un giovane dinamico, pasticcione e bugiardo, combattuto tra una madre dispotica e una fidanzata moderna, capace di vendere l’ospitalità in una struttura fatiscente come il massimo del confort possibile.

Tutti sono in cerca di cambiare qualcosa delle loro vite, nessuno si adagia nella pigrizia e nel grigiore rassegnato.
“I legami che si fanno e si disfano nel film, che si formano dopo una vita intera sono al tempo stesso intensi e leggeri, tanto estemporanei da sembrare inconsapevoli, ma dotati di un’affettività travolgente e solidale, al punto da far pensare e sperare che ‘andrà tutto bene alla fine, e se non andasse bene, allora, credetemi, significa che non è ancora arrivata la fine’”. (da osteriacinematografo) Tra gli innumerevoli spunti che il film offre fa piacere soffermarsi su almeno due momenti di gentilezza: un atteggiamento che non sempre incontriamo agli sportelli degli uffici, nelle case di riposo, nei reparti di ospedale. Il primo vede Maggie Smith, l’austera ex governante, rivolgersi a una ragazza, una inserviente dell’albergo appartenente alla casta degli intoccabili, per darle un semplice consiglio. Le rivolge la parola. È cosa questa, talmente straordinaria che la ragazza la invita nella sua modesta dimora dove una folla di parenti ed amici, intoccabili al pari di lei, le tributano un inatteso calorosissimo ringraziamento. Da quel momento la vecchia, prima in odore di razzismo, non sarà più la stessa. Si prenderà cura della ragazza e addirittura metterà a disposizione le sue competenze di amministratrice per salvare l’hotel e il sogno del maldestro gestore.

Non meno toccante, anche se altrettanto improbabile, l’incontro tra due ex ragazzi che si amarono come sanno amare soltanto gli adolescenti e per 50 anni persero le tracce uno dell’altro. Inglese uno, magistrato; indiano l’altro, operaio. Tuttavia il sentimento è rimasto vivo in entrambi, il desiderio di rincontrarsi non è morto. Quando il primo bussa alla modesta casetta del secondo sarà la moglie ad aprirgli la porta. La donna lo aspettava perché il marito l’aveva messa al corrente del suo grande amore omosessuale della prima giovinezza. È lei che lo chiama, è lei che assiste serena all’incontro dei due, che si abbracciano dopo mezzo secolo di attesa.

È troppo per essere vero? Forse, tuttavia aiuta. Adagiati come siamo nella rassegnazione, che è anche un comodo alibi per non rischiare mai nulla, ci può fare solo bene vedere qualche gesto, verosimile o no, di sincero slancio, anche da vecchi.
(Sintesi redatta da: Fausto Melloni)

 


(Fonte: )

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