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Regia

Le Guay Philippe

Titolo

Florida
Con: Jean Rochefort, Sandrine Kiberlain, Anamaria Marinca, Laurent Lucas, Tommy O'Brien
Francia, 2015, min.110

Florida

Le nostre recensioni

 

“Florida”, l’ultimo film di Philippe Le Guay (“Molière in bicicletta”, “Le donne del sesto piano”), mette in scena il difficile rapporto tra una figlia e un padre anziano che mostra i primi segni di demenza.

 

Claude Lherminier, ex dirigente (e proprietario) di un’azienda cartiera, ha ormai ottant’anni ed è in pensione. La gestione dell’azienda è passata alla figlia Carole, che si prende anche cura del padre. Claude vive nella sua casa di campagna assistito da una badante e, nonostante non abbia perso un briciolo della sua vitalità, comincia a mostrare evidenti segni dell’avanzare di una qualche forma di demenza senile. La vita di Claude, infatti, diventa piano piano un montaggio alternato (volendo usare una metafora cinematografica) di momenti di perfetta lucidità e di altri di totale confusione e disorientamento. La malattia rende sempre più difficile intrattenere rapporti con l’anziano che, anche quando gode dei momenti di massima lucidità, sembra aver perso quasi tutti quei filtri sociali che normalmente permettono di interagire con chi ci circonda.

 

Claude, ad esempio, ha una morbosa curiosità verso tutto ciò che concerne la sfera sessuale, e non mostra pudore nel parlarne anche in momenti inopportuni. Non solo, la caduta di tutte le maschere spesso porta Claude ad oscillare tra momenti di infantile candore e di brutale aggressività. L’ottantenne è inoltre ossessionato da un presunto incontro con la sua seconda figlia, Alice, che scopriamo tuttavia essere morta in Florida anni prima. Carole, per non ferirlo, non svela mai al padre la verità dimenticata, preferendo (suo malgrado) lasciargli pensare che la mancanza di contatti con Alice sia dovuta ad attriti tra sorelle.

 

Con l’aggravarsi della malattia, accudire il padre diventa per Carole sempre più difficile, tanto da costringerla a farlo traferire dalla casa in campagna al suo appartamento, ma anche questa nuova soluzione ha vita breve. La complicata convivenza negli angusti spazi dell’appartamento grava in particolar modo sul compagno di Carole che, in seguito ad una aggressione da parte di un Claude in stato confusionale, decide di interrompere la relazione e andarsene. A Carole, nonostante sia riluttante, non resta che scegliere l’opzione del ricovero in casa di riposo, dove il padre troverà un po’ di serenità, pur nella malattia.

 

Per questo film, il regista francese si ispira a un allestimento della pièce teatrale “Le Père” (Il Padre), di Florian Zeller. Con una storia molto simile a quella descritta da Le Guay in “Florida”, la pièce prevede l’impiego di due attrici diverse per interpretare il ruolo della figlia accudente, così da generare un effetto di forte straniamento nel pubblico che solo gradualmente capisce che ciò che è messo in scena non è altro che il punto di vista del padre malato di Alzheimer. Ricercando lo stesso effetto di disorientamento della pièce teatrale, Le Guay costruisce il film su di un montaggio che, al passo con la malattia di Claude, diventa sempre più frammentato, mescolando immaginazione, memoria e realtà. Ciò provoca fastidio nello spettatore, che fatica a tenere insieme i fili del film, come Claude quelli della vita.

 

La pellicola, pur non essendo la migliore del regista, merita sicuramente di essere vista, se non altro per i tanti spunti che offre sul tema della demenza e della cura che non si esauriscono di certo a quelli qui elencati. Una nota va fatta anche alla grande prova attoriale dei due protagonisti, capaci di proporre un dialogo fatto di sguardi e sfumature a tratti davvero toccante.

(di Carlo Piloni)


(Fonte: )

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