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Data Notizia
03/05/2018

Il punto sulle vaccinazioni

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Recentemente sono stati pubblicati alcuni dati che mettono in luce un rapporto diretto tra tasso di vaccinazione influenzale degli anziani e comparsa di malattia. In particolare è stato osservato che la copertura vaccinale era del 68.3% nel 2005-2006, per scendere al 48.6% nel 2014-2015 e risalire leggermente al 52% nel 2016-2017. Gli anziani vaccinati sono passati da 9.240.000 a 7.035.000. Negli stessi periodi i tassi di sindrome influenzale sono passati dal 2.71% al 4.24%. In base a questi dati si è calcolato che un incremento dell’1% della copertura vaccinale potrebbe prevenire 2690 casi di influenza. Lo studio, pubblicato da una equipe dell’Università di Ferrara, assieme all’Istituto Superiore di Sanità, si presta ad alcune valutazioni.

 

Una prima riguarda il rapporto stretto tra causa ed effetto in certi ambiti che riguardano la salute. La vaccinazione influenzale previene l’influenza e le sue conseguenze (nel lavoro non è indicato il tasso di eccesso di mortalità indotto dall’aumento dell’influenza); non sempre in medicina il rapporto è così stretto, ma questo dato indiscutibile dovrebbe convincere in modo netto sull’utilità della vaccinazione stessa.

 

Una seconda valutazione riguarda la labilità dei comportamenti umani; basta poco (vedi di seguito) per cancellare scelte salutari. Sarebbe interessante analizzare la variabilità del tasso di vaccinazione tra le classi sociali e culturali, nonché tra persone già affette da altre malattie croniche, per capire se alcuni comportamenti discendono o meno dalle dinamiche della vita e se pregiudizi banali trovano maggiore diffusione in alcuni gruppi rispetto ad altri.

 

Una terza valutazione riguarda il fatto che una delle cause che vengono ipotizzate per spiegare la riduzione del tasso sarebbe attribuibile al mancato pagamento degli incentivi al MMG. Mi auguro che questo dato non sia vero, perché minerebbe alla base il ruolo stesso dei medici di famiglia, che svolgerebbero un compito così rilevante solo se pagati extra. Cosa comprende la quota capitaria, se interventi di prevenzione basilari devono ricevere un compenso ad hoc? Non è possibile sottostare ad un ricatto poco nobile; forse alcune considerazioni dovrebbero essere ispirate al codice deontologico. Inoltre, anche se a livello subliminare, si diffonde il messaggio che se il medico di famiglia non insiste per indurre alla vaccinazione, vuol dire che è inutile e addirittura pericolosa!

Un'altra valutazione riguarda la sensibilità della popolazione anziana ai messaggi dei media. Nel 2014 una tipica fake news aveva diffuso il panico, riportando la notizia di tre morti dopo la vaccinazione antiinfluenzale. Ciò ha indotto in pochi giorni ad una caduta del tasso vaccinale, che poi è risalito lentamente. Perché tanta attenzione alle cattive notizie? Purtroppo i social hanno un’influenza non sempre positiva nell’indurre comportamenti salutari; sono sensibili a qualsiasi fatto che attiri l’interesse, e gli effetti indesiderati di un farmaco destano maggiore attenzione degli effetti positivi, perché questi fanno parte della routine. In queste dinamiche giocano un ruolo posizioni sottoculturali che diffondono informazioni non vere, ispirandosi a logiche pseudonaturalistiche, magiche, che inducono a rifiutare questo o quell’altro cibo o trattamento. Sono modelli di comportamento diffusi nella popolazione giovane adulta, che però influenzano anche i comportamenti degli anziani (si pensi, tra l’altro, al grande numero di persone con disturbi cognitivi, non in grado di prendere decisioni autonome e quindi dipendenti dalle scelte più o meno razionali di altri).

L’esempio delle vaccinazioni potrebbe essere portato a modello di come l’anziano dipenda da circostanze esterne nel prendere decisioni riguardanti la sua salute: gli operatori sanitari, i parenti, i mezzi di comunicazione. Sulla base di queste dinamiche una società matura dovrebbe assumersi la responsabilità di non abbandonare l’anziano, ma di accompagnarlo sempre, in particolare quando deve prendere decisioni, anche se molto semplici, come fare o non fare una vaccinazione. Si pensi a quando deve decidere sull’inizio di terapie di lunga durata (ed esempio quella anticoagulante) o affrontare un intervento chirurgico, o decidere l'inizio di un’alimentazione artificiale. L’anziano è sempre fragile nei momenti cruciali della vita, lasciarlo da solo è un atto disumano, con conseguenze spesso drammatiche sul suo benessere.


(Tratto dall’articolo )

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