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Autore

Editore
Laterza (Universale Laterza) 2013, pp.160

Troppo giovani, troppo vecchi. Il pregiudizio sull’età

In base all’età si decide chi deve studiare, chi deve votare, chi deve guidare, chi deve lavorare, chi deve smettere di lavorare e tante altre cose complementari.

L’età è un criterio di giudizio primario: categorizza le persone, marchia le nostre relazioni. Gli stereotipi e i pregiudizi legati all’età sono duri a morire e pervadono ogni aspetto della vita sociale. Ne fanno le spese soprattutto i più anziani e i più giovani, compresi i bambini e gli adolescenti, che nel confronto con l’individuo adulto sono considerati manchevoli, difettosi, insomma imperfetti.
Ma è possibile contrastare i pregiudizi d’età e arginarne le conseguenze negative?


(Fonte: www.laterza.it)

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Quegli anziani soli che ci emozionano (grazie ai social che li ritraggono)

In Rete, in questi giorni, hanno suscitato commozione e tenerezza le immagini di anziani soli ripresi nelle più diverse situazioni.

Sanità a domicilio, la ricetta che funziona

L'articolo parte da alcune constatazioni demografiche relative all'aumento della popolazione anziana over 65 e mette in discussione la possibilità che, nel prossimo futuro, possa mantenersi una tipologia di welfare come quella attuale.

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Oggi, grazie all'apporto dato dalla ricerca e dal superamento dei paradigmi della salute basati sulla razionalità scientifica e sul dualismo cartesiano mente-corpo, dove si individua il concetto di salute come assenza di malattia, i temi della salute-malattia e del benessere possono essere osservati in maniera diversa dal passato.

 

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Un uomo anziano che vive fra i suoi orsi di peluche in una casa trascurata, sviluppa un patetico affetto per ragni, topi, anitre e altri animali. Una donna anziana, che una volta teneva in piedi una famiglia e un'impresa, ora non riesce più neanche ad accendere la radio. Avvenimenti ed equivoci assurdi sono segni rivelatori dell'incipiente demenza. L'uomo e la donna erano un tempo marito e moglie. Le loro due figlie, allontanatesi quasi completamente dal padre dopo la separazione dei genitori, si sentono ora in dovere di offrire ad entrambi aiuto, per contribuire a mantenere in carreggiata le loro vite. Con stile sobrio e pungente Erika Veld descrive come le risate e le arrabbiature passeggere cedano il posto all'incertezza, alla collera e all'angoscia.

 

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