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Regia

Nicholas Hytner

Titolo

The Lady in the Van
Con: Maggie Smith, Dominic Cooper, James Corden, Jim Broadbent, Frances de la Tour
Gran Bretagna, 2015, min.104

The Lady in the Van

Le nostre recensioni

(di Carlo Piloni)

 

Mary Shepherd è un’anziana signora che vive nel quieto quartiere di Camden Town, Londra. La sua casa è un furgone (un van) scalcagnato e puzzolente. La presenza dell’eccentrica senzatetto nel quartiere contrasta con l’imperturbabile vita dei suoi abitanti. Di giorno in giorno Mary parcheggia il furgone di fronte ad un’abitazione diversa, scombinando a turno le abitudini degli occupanti con i suoi modi bruschi e la sua presenza ingombrante.

 

Quando il suo furgoncino rischia di venir rimosso per sosta irregolare, le viene in aiuto il “vicino” Alan Bennett, un commediografo con cui Mary sembra avere un buon rapporto. Il signor Bennett le permette infatti di posteggiare temporaneamente il veicolo nel suo vialetto di casa, così da evitarle problemi e consentendole di riorganizzarsi. In realtà, quelli che dovevano essere pochi giorni di sosta si trasformano in quindici anni di regolare “convivenza”, che creeranno un rapporto incredibilmente ricco di sfaccettature tra Miss Shepherd e il suo vicino.

 

Tutto The Lady in the Van si gioca sull’involontaria relazione di cura che si instaura tra lo scrittore e la senzatetto, e sulle dinamiche (spesso complicate) che questa comporta. Alan è inizialmente riluttante all’idea di prendersi cura della donna: attribuisce la decisione di accoglierla nel suo vialetto ad una sorta di pigrizia più che ad uno slancio di generosità, e successivamente rifiuta a più riprese di essere ritenuto il suo caregiver, come a deresponsabilizzarsi. Mary, dal canto suo, non fa niente per farsi amare: è scorbutica, invadente e apparentemente irriconoscente, sembra non dare nessun peso alle attenzioni e alle cure di Bennett.

 

Le tante difficoltà del rapporto tra i due sono ben riassunte (con grande ironia) dallo stesso Bennett nell’immagine della… cacca. Sì, perché oltre allo sporco e ai vari cattivi odori dovuti alla sua vita da senzatetto, capita che Miss Shepherd, sprovvista di un bagno, lasci nei dintorni del vialetto tracce dei suoi escrementi.

 

Bennett: Ma c’era davvero tanta cacca. La cacca era l’argomento principale. “Assistere”, parola che non amo, “assistere” significa aver a che fare con la cacca.*

 

Eppure, nonostante questo rapporto “forzato” comporti grande fatica per entrambi, per entrambi diventa occasione di crescita e di aiuto reciproco. Mary, oltre che dell'evidente appoggio materiale, può giovarsi del sostegno emotivo di Bennett, per cercare di lenire le ferite del suo passato di cui nessuno sembra sapere molto e per riscoprire il valore dell’accettazione, ormai da tempo dimenticato. Bennett dal canto suo impara a rompere la sua timidezza, la sua freddezza, per entrare davvero in contatto con un’altra persona, sperimentando un tipo di rapporto vero e sincero che nella sua vita sembrava non esserci.

 

La vicenda ricalca la vera esperienza di Alan Bennett, da lui stesso portata in teatro e successivamente tradotta in pellicola con la regia di Nicholas Hytner. Pur in parte risentendo della sceneggiatura inizialmente nata per il palcoscenico, il film ha un buon ritmo e non annoia, ma soprattutto non scade mai in una trattazione semplicista o superficiale dei temi proposti. Non si può non citare la straordinaria interpretazione di Maggie Smith, che si erge a vera colonna portante del film, in grado di reggere l’intensità di alcune sequenze da sola.

 

 

*Il doppiaggio italiano traduce la parola inglese “caring” con “essere gentili”, una scelta a mio parere poco adatta al contesto. Una traduzione migliore potrebbe essere proprio “assistere”, che è uno dei tanti significati del verbo to care.


(Fonte: )

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