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Autore

Data Notizia
01/08/2018

I vecchi e il terremoto, due anni dopo

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Per onorare un vecchio impegno con la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria e con Alzheimer Uniti Italia, una benemerita associazione di familiari, ho accettato di partecipare ad un convegno a Visso, in provincia di Macerata, dal titolo: Le persone fragili e il sisma.

 

Ho rispettato la promessa, ma mi è costato molto.

 

Mi scuso con i lettori se antepongo il mio sentire rispetto alle osservazioni, che spero saranno oggettive, sulla realtà. Dolore e sgomento di fronte a realtà di distruzione e di morte. Nulla di vivo è rimasto nel centro storico di Visso! Non è questa la sede, né ho l’autorità per fare critiche, però pare davvero assurdo che dopo due anni non si veda un’ipotesi seria per la rinascita della cittadina. La recente legge che ha dato nuove regole sullo spostamento delle macerie ha di fatto messo in luce che manca una prospettiva sul da farsi: ricostruire come prima, spostare i centri abitati cercando di conservare una certa unità delle comunità, pensare a soluzioni abitative completamente diverse. Fino a che non si deciderà su queste alternative, tutto purtroppo rimane fermo.

 

Fortunatamente in questi giorni, dopo due anni, sono state consegnate le ultime casette (le cosiddette Soluzioni Abitative di Emergenza), per cui almeno sulla carta non vi sono più persone disperse negli alberghi più o meno lontani. Per cui Visso, e in questo è simile ad altre comunità della zona, è costituita da una zona rossa inaccessibile, da vari raggruppamenti di SAE e da sparuti tentativi di riprendere una vita normale attorno ad un giardino, un laghetto, alcuni negozi allestiti in luoghi precari.

 

Lo Stato è rappresentato dall’amministrazione comunale, carica di problemi (se posso commentare, è significativo che il sindaco di Visso è stato eletto al Senato, segno di una solidarietà diffusa verso queste situazioni di crisi); vi sono inoltre le presenze di Vigili del Fuoco, Croce Rossa e Carabinieri (in particolare quelli forestali, essendo Visso nell’area dei monti Sibillini). Non vorrei sembrare eccessivo nel ripetere ancora una volta le lodi di queste tre realtà, sempre presenti con elevate capacità tecniche per risolvere ogni problema, con generosità individuale e di gruppo, con capacità umane e di vicinanza alle popolazioni che soffrono. Inoltre ho visto un continuo passaggio di camion dell’Esercito dai luoghi del terremoto, carichi di macerie che venivano trasportate nei luoghi predisposti.

 

Il convegno ha messo in luce alcuni aspetti critici della ricostruzione, in particolare per quanto riguarda gli anziani fragili; ma prima di affrontare l’argomento non posso non notare l’assenza, benché fossero nel programma, dei vescovi della zona e delle autorità regionali. Forse avevano paura delle idee, anche se recentemente il vescovo di Macerata ha fatto dichiarazioni pesantissime, coraggiose e nobili sulla lentezza della ricostruzione. Invece le università delle Marche erano rappresentate da studiosi di elevato livello, che hanno messo a disposizione le loro conoscenze e le loro strutture per contribuire a progettare una rinascita dell’area.

 

Il tema di come aiutare le comunità nella ricostruzione è stato al centro di numerosi contributi, con un unico leitmotiv: senza gli anziani le comunità non si ricostruiscono, ma, allo stesso tempo, gli anziani sono la parte più fragile delle comunità stesse. Quindi chi vuole la rinascita della montagna maceratese deve iniziare dai vecchi, perché curandosene si garantisce una durata ed una qualità della loro vita migliori, ma allo stesso tempo si avvantaggia l’insieme delle comunità. Oggi le persone fuori casa, abitanti nell’area, sono 30.000; vi sono dati sulla loro salute davvero drammatici, con un aumento della mortalità di oltre il 50%, del consumo di ansiolitici del 70% e con un aumento del disagio verificato in ogni circostanza dagli operatori sanitari e del sociale.

 

Riassumo schematicamente alcune delle proposte più significative che ho ascoltato durante il convegno di Visso:

 

1. Ricollocare, se non è già troppo tardi, gli anziani rispettando le tracce delle antiche vicinanze e convivenze. Invece si è adottata in alcuni casi la folle decisione di avvicinare persone in base alla comunanza dei drammi subiti: un lutto, una perdita totale delle proprietà;

2. Investire molto sulle scuole, perché i giovani che sono rimasti possano contribuire con il sorriso e il coraggio a facilitare la vita dei vecchi. Però purtroppo sappiamo che le nascite sono sempre più ridotte (a Visso nel ’16 i nati sono stati 6 contro 16 morti e nel ‘17 5 su 16 morti). Sarebbe necessario incentivare con facilitazioni di carriera ed economiche gli insegnanti più capaci, perché accettino il compito gravoso di insegnare ai ragazzi come si costruisce una comunità;

3. Costruire equipe minime di territorio in grado di essere vicine al singolo anziano in difficoltà e allo stesso tempo di proporre soluzioni adeguate per le micro-comunità che non riescono a ritrovare punti di condivisone;

4. Creare centri di aggregazione accessibili, dove si possa sentire il respiro della vita, garantendo trasporti efficaci ed elastici (vedi centri diurni per anziani);

5. Potenziare i servizi del territorio e residenziali, in modo da convincere gli anziani che non vivono nell’anticamera della morte, ma che nel caso di bisogno possono ricevere un’assistenza adeguata, rispettosa della libertà e della dignità di ogni individuo, indipendentemente dalle sue condizioni di salute, di autonomia e dalla sua capacità di resilienza.


(Tratto dall’articolo )

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