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Data Notizia
30/08/2018

I costi delle malattie croniche

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Sulla prima pagina del New York Times è stata recentemente riportata una notizia che viene dalla Cina.

 

Un padre cerca disperatamente il figlio di 26 anni, scomparso da qualche tempo, dopo aver scoperto di avere un cancro allo stomaco. Prima di rendersi irreperibile aveva dichiarato di non voler essere di peso alla sua famiglia per le spese del trattamento del tumore.

 

Una vicenda romantica e drammatica allo stesso tempo, che induce ad alcune considerazioni di carattere umano e civile. In premessa è importante ricordare che il senso della famiglia in Cina è ancora molto forte, nonostante tanti interventi irrazionali fatti dai governi che si sono succeduti in questi anni (basti pensare alle decisioni contradditorie rispetto alla pianificazione famigliare); il figlio scomparso ha voluto preservare i suoi cari dal peso di una cura che avrebbe certamente prosciugato le finanze famigliari. Un gesto estremo, ma nobilissimo.

 

La prima considerazione è legata alla situazione italiana: da noi i trattamenti per i tumori e per ogni altra malattia cronica sono completamente gratuiti, a differenza della Cina, dove la copertura assicurativa per le malattie gravi è ancora molto bassa. Per quanto tempo il nostro sistema riuscirà a conservare questa disponibilità totale verso i più gravi bisogni dei nostri connazionali?

 

La seconda esprime gratitudine verso la collettività del nostro paese che con il sacrificio delle tasse ci permette di affrontare con serenità anche situazioni gravi. Temo che molti non siano nemmeno consci di quanto il nostro sistema sanitario nazionale sia generoso; per ovviare a questa possibile “distrazione” alcune Regioni hanno deciso di annotare, in calce ai documenti sanitari, l’ammontare in termini economici dello specifico trattamento. Una scelta molto discussa, ma che serve a renderci partecipi del fatto che la nostra collettività è davvero generosa e disponibile (in tempi di egoismi diffusi è una bella lezione per tutti!).

 

Una terza considerazione è la più delicata: con l'aumento dei costi sempre più accentuato degli interventi sanitari in generale e dei farmaci in particolare (tra i quali sono costosi soprattutto i nuovi trattamenti antitumorali) e la condizione di invecchiamento della popolazione rischieremo anche noi a breve di trovarci nella condizione della Cina?

 

La domanda impone due risposte, la prima delle quali di ordine ideologico-politico. Il nostro sistema sanitario non dovrà mai rinunciare alla sua caratteristica di equità e universalità. Chi è più fortunato deve farsi carico dei bisogni di chi è meno fortunato, compiendo scelte anche pesanti (ad esempio una tassa di scopo per finanziare i nuovi trattamenti). Allo stesso tempo però è necessario che la medicina compia progressi sul piano diagnostico, per definire in modo preciso i fruitori di uno o dell’altro trattamento, così da evitare sprechi.

 

Una seconda risposta discende dalla prima: la generosità sociale deve prevedere un’organizzazione dei finanziamenti del fondo sanitario nazionale adeguata ai nuovi compiti. Non c’è dubbio, ad esempio, che il finanziamento dei grandi bisogni, quelli che nessuno può affrontare da solo, impone che tanti piccoli bisogni vengano affrontati dai singoli, con sacrifici costosi ma compatibili con l’equilibrio economico delle famiglie.

 

Molte altre potrebbero essere le valutazioni che discendono da questo evento cinese; ha fatto bene il grande giornale americano a dare enfasi alla notizia, che riguarda a fondo il futuro di molti, anche nei paesi più avanzati.


(Tratto dall’articolo )

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