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Data Notizia
05/10/2018

Mancano i medici: un allarme soprattutto per gli anziani

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Presto mancheranno nel nostro sistema sanitario 70.000 medici, a causa dei vari meccanismi (naturali e artificiosi) di pensionamento. Il fatto provoca grande preoccupazione tra chi dei medici ha sempre bisogno per diagnosi, terapie, consulenze, in situazioni di acuzie e di cronicità. Cioè tutti i cittadini, ma soprattutto i più fragili.

 

La vicenda si presta ad alcuni commenti, purtroppo amari.

 

La politica (quella di oggi e quella del passato) non ha interesse per la sanità. Un evento come quello della perdita così rilevante e rapida di operatori qualificati avrebbe suscitato allarmi, proteste, preoccupazioni in qualsiasi organizzazione sociale pubblica e privata. Pensiamo a cosa sarebbe successo se fossimo prossimi a perdere un terzo degli ufficiali delle forze armate o dei carabinieri o dei funzionari di polizia. Eppure in sanità non si muove nulla, o quasi…

 

Il fenomeno mette in luce alcune variabili, la prima è quella correlata al reclutamento, cioè l’incapacità dei programmatori di prevedere il fabbisogno nel tempo e quindi di adeguarvi i processi formativi. La scelta scellerata di limitare oltre ogni logica l’accesso alla facoltà di medicina ha portato a una contrazione pesante del numero dei medici, in particolare in alcune regioni del nord e per alcuni settori clinici. Il fenomeno si riflette sulla qualità del servizio prestato e sul grave disagio personale di molti medici, che non hanno la possibilità pratica di esercitare decentemente la professione. Questa condizione ha indotto molti medici a lasciare il servizio appena concesso dalle leggi, perché non trovano più soddisfazione dall’esercizio della professione.

 

Così si perdono operatori qualificati, di esperienza, che conoscono bene i meccanismi organizzativi oltre che quelli, ovviamente, della clinica. Talvolta avviene che questo esodo sia facilitato (o quasi imposto) dalle amministrazioni, perché così risparmiano assumendo personale di prima nomina e quindi meno costoso. In altri ambiti produttivi queste scelte sarebbero giudicate suicide, ma se la dirigenza amministrativa è giudicata solo per i risparmi e non sulla qualità del prodotto queste sono le conseguenze.

 

Prima di riuscire a disporre di un numero adeguato di nuovi medici qualificati passeranno altri 10 anni da oggi, con conseguenze inimmaginabili! Il pannicello caldo, da alcuni suggerito, di inserire in servizio effettivo anche medici non specialisti potrà portare solo piccoli, limitati vantaggi temporanei, ma avrà il significato psicologico di dichiarare formalmente l’inutilità delle scuole di specializzazione.

 

Tutte queste problematiche si devono collocare in uno scenario che vede il progressivo aumento della popolazione anziana e il conseguente incremento della prevalenza delle malattie croniche. Chi si occuperà dei vecchi non autosufficienti, affetti da più malattie, bisognosi di un’assistenza continua perché clinicamente instabili?

 

Che fare, quindi?

 

E’ importante pensare ad allentare il numero chiuso, anche se le ricadute saranno a lungo termine; però se non si inizia a cambiare… Inoltre, da subito è necessario evitare di incentivare i pensionamenti, mantenendo in servizio i medici per quanto è possibile, però garantendo loro una buona qualità del lavoro. Infine ristrutturare il sistema nel suo insieme, cercando di ridurre il numero di medici impiegati in funzioni burocratiche che possono essere sostenute da altri professionisti. Ad esempio, liberando i medici di medicina generale dal “giogo” della carte si potrebbe facilmente aumentare il numero degli assistiti pro capite, rendendo allo stesso tempo più soddisfacente per il medico la sua vita lavorativa.

 

Un’ulteriore prospettiva, anche se da analizzare con molta prudenza, è  impiegare gli infermieri in funzioni più qualificate sul piano clinico; si deve considerare che il corpo infermieristico già oggi in molte funzioni vicaria il medico, anche se ciò non deve essere riconosciuto, per alimentare la nostra ipocrisia sociale… Infine, contiamo sul progresso tecnologico; l’intelligenza artificiale e i big data permetteranno di liberare del tempo al medico, aiutandolo in maniera sostanziale nel processo di personalizzazione delle cure.

 

Mi accorgo di aver fatto un elenco di critiche e di rimedi teorici; chi si prenderà l’impegno nel nostro paese di decidere per trasformare la teoria e le belle idee in provvedimenti per migliorare l’organizzazione dell’assistenza sanitaria in Italia?


(Tratto dall’articolo )

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