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Data Notizia
02/11/2018

Nemica Solitudine

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Il 15 novembre si svolgerà a Padova il convegno nazionale: Nemica solitudine. Un titolo così drastico è stato deciso per sottolineare la gravità della condizione di vita di moltissime persone, oggi costrette dalle circostanze a consumare la propria esistenza nell’abbandono, senza supporti di parenti, amici, vicini, istituzioni.

 

La solitudine ha effetti devastanti sulla vita della persona anziana; infatti chi è solo muore prima ed è a maggior rischio di malattie, in particolare aumenta del 30% il rischio di demenza.

 

La solitudine è un fattore (che si aggiunge a molti altri quali l’età, le patologie croniche e la perdita parziale o totale della non autosufficienza) in grado di accelerare il processo di “fragilizzazione” della persona anziana. Oggi è indiscutibile che “loneliness can be deadly for elders” (NYT, 30, 12, 2016).

 

La letteratura scientifica presenta evidenze chiare sul collegamento solitudine-rischio grave per la salute, con conseguenze pesanti sul benessere del singolo e delle popolazioni, perché in presenza di un numero elevato di vecchi soli le comunità risentono pesantemente del disagio individuale, che diviene collettivo. Sono stati fatti calcoli anche sul costo economico della solitudine, con la dimostrazione di un peso particolarmente rilevante per i sistemi di welfare (in USA ogni anziano solo costa 1600 dollari in più rispetto a coetanei non soli: una cifra enorme che raggiunge i 7 miliardi di dollari a livello nazionale).

 

In questa prospettiva si colloca il convegno di Padova: infatti i relatori rappresentano aree della conoscenza che vanno da quella biologica a quella clinico-psicologica, nonché del mondo della filosofia, della storia, delle arti, della sociologia. Saranno presentati studi condotti nei vari luoghi della vita dell’anziano, dalla grande città al piccolo centro, dalla condizione di povertà a quella del benessere, nonché nell’ambito dei servizi, dove spesso si sperimenta un’acuta solitudine.

 

Nonostante l’impegno di molti non è facile ipotizzare un cambiamento nell’ambito della cultura attualmente dominante, che colloca ogni uomo e donna nella sua nicchia, priva di relazioni con le altre, contro la quale sembra inutile ogni richiesta di cambiamento. Su quali basi si può fondare una ricostruzione culturale adeguata? È una domanda grave, che rischia di essere accusata di rappresentare una visione retrograda della società, perché non riconosce il diritto di fare sempre e in ogni modo quello che si ritiene più conveniente per un guadagno immediato. Ma come potrà rappresentare un domani sicuro e sereno una collettività dominata dal narcisismo, dall’irresponsabilità sociale, dal desiderio di accumunare vantaggi e di rifiutare responsabilità?

 

La solitudine, che è sempre dietro l’angolo, potrebbe essere la nemica che rompe questi giochi, che costringe a capire che volendo bene solo a se stessi si finisce per morire. Ma ancora oggi, nonostante di solitudine si discuta sempre più frequentemente, non sembra stia cambiando lo stile dell’autoreferenzialità senza modulazioni nella ricerca di una felicità che non accetta critiche né indicazioni e di una libertà senza un progetto comune.

 

Combattere la nemica: il titolo impone un ruolo per i singoli e le comunità. “Io sono perché noi siamo” è il grande slogan di Mariel Franco in tanti anni di impegno drammatico per la sua gente. Noi apparentemente viviamo in tempi meno difficili, anche se gli eventi ogni giorno ci presentano aspetti dolorosi sulla solitudine di tanti cittadini; ma, se comprendiamo il legame tra il “sono” e il “siamo” nel suo significato più vitale, sentiremo il dovere di difendere noi stessi e la collettività dalle crisi provocate dalla solitudine. Non solo a parole, ma con un impegno che si esplica nelle singole azioni di ogni giorno. La solitudine è “nemica”, “patogena”, in grado di rovinare il futuro; per questo la sua sconfitta deve essere considerata come un obiettivo primario di ogni comunità, fondandosi sia sulle competenze in ambito clinico-assistenziale sia sull’attenzione dei cittadini per i loro vicini.


(Sintesi redatta da: Carlo Piloni)

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