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Autore

Data Notizia
20/12/2018

Buon Natale!

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Non occorreva lo ricordasse un recente fascicolo di The Lancet Psychiatry che il periodo natalizio è particolarmente doloroso per alcuni: “La stagione delle feste può essere il periodo più solitario dell'anno, invece che il più festoso, con la crisi amplificata dall'aspettativa diffusa di felicità e di compagnia”. Però forse un richiamo così prestigioso, in particolare rivolto a chi è impegnato in ambito sanitario, ha stimolato l'attenzione di alcuni verso le persone sole, per le quali il Natale fa sentire più forte la mancanza di una rete affettiva e amicale alla quale attaccarsi.

 

Queste considerazioni mi hanno fatto ricordare un famoso studio dedicato agli ultranovantenni, nel quale si dimostra, confermando molte altre osservazioni epidemiologiche, che l’amore è un fattore protettivo rispetto alla comparsa di malattie, in particolare in età avanzata. Lo studio fa anche un’osservazione particolarmente adatta al tempo che stiamo vivendo: lo stare assieme a tavola serenamente conta di più, rispetto al mantenimento della salute nel tempo, che il seguire una particolare dieta. Ma quante sono le persone sole che, almeno a Natale, possono godere di una tavola imbandita insieme a persone care o amici?

 

Mi rendo conto che questo richiamo al legame tra solitudine, dolore e malattia non cambia la vita delle migliaia di nostri concittadini che saranno soli nei prossimi giorni; però è importante guardare la realtà, senza chiusure, perché nessuno possa dire che non sapeva. Anche noi, dentro e fuori il sistema sanitario, dovremmo avere più fantasia e coraggio nell’esprimere concretamente la vicinanza con chi è solo.

 

Il mio augurio agli affezionati lettori della nostra newsletter è fondato sulla speranza che possano capire la sofferenza di chi è solo; non tutti possono porvi rimedio concretamente, ma tutti nei giorni intorno a Natale possiamo usare la nostra capacità di vedere e di capire chi soffre per la solitudine. Talvolta è sufficiente un sorriso, uno sguardo che si sofferma: proviamo a farlo! Nei giorni più difficili per chi è senza una rete alla quale appoggiarsi possiamo provare ad essere più aperti, anche solo con l’atteggiamento del viso. Qualcuno si meraviglierà del nostro sorriso, tanto siamo disabituati a ricevere un gesto di attenzione. Però anche se uno su dieci dei nostri tentativi di vicinanza andassero a buon fine, avremmo fatto qualche cosa che lascia una traccia. Avremmo posto un piccolo mattone…

 

Vi sono enormi problemi attorno alla solitudine delle persone anziane, e dovremo occuparcene con determinazione soprattutto come organizzazione delle nostre collettività: però intanto possiamo incominciare con piccoli gesti.

 

Buon Natale!


(Tratto dall’articolo )

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