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Regia

Lorre Chuck (ideatore)

Titolo

Il Metodo Kominsky
Con: Michael Douglas, Alan Arkin, Sarah Baker, Nancy Travis
USA, 2018, min.25 per episodio

Il Metodo Kominsky

Le nostre recensioni

(di Carlo Piloni)

 

Qualche settimana fa, in America, sono stati assegnati i Golden Globes. Simili agli Oscar, i Globes sono uno dei maggiori riconoscimenti nel settore cinematografico, ma si discostano dai primi perché premiano anche produzioni televisive e per la divisione dei film in due categorie: dramma e commedia/musical.

 

La cerimonia del 2019 si è tenuta nella notte tra il 6 e il 7 gennaio, a Beverly Hills. Tra i tanti premi, spicca la vittoria de Il Metodo Kominsky come miglior serie tv comedy. Prodotta da Netflix, la serie segue le vicende di Sandy Kominsky (Micheal Douglas), un ex attore divenuto insegnante di recitazione, e del suo amico e agente Norman Newlander (Alan Arkin). Immersi in un mondo sempre più “giovane” di loro, i due anziani protagonisti si trovano a fare i conti con la loro quotidianità, ostacolati dagli acciacchi dell’età e da qualche imprevisto.

 

Sandy dirige insieme alla figlia Mindy una scuola di recitazione di successo, luogo dove potersi riscattare da una carriera attoriale deludente e priva di particolari successi. È un uomo anziano spaventato dall’anzianità, con le sue sfide e i suoi problemi.

La morte di Eileen, moglie di Norman, suo migliore amico (nonché agente), dà il via al racconto, che a partire da quel momento analizza un’ampia varietà di temi: dalla solitudine al lutto, dal rapporto con le figlie (anche Norman ha una figlia, Phoebe, con cui però non va d’accordo) alla malattia, dall’amore alle fragilità della vecchiaia.

 

La struttura della serie (suddivisa in sole otto puntate della durata di circa mezz’ora) sembra non concedere un approfondimento adeguato per ognuno di questi temi. A ben vedere, però, quello che può essere inizialmente scambiato per superficialità non è altro che il vero pregio della serie, e cioè quel tono leggero che ci consente, senza scadere mai nel tragico o nel ridicolo, di seguire con garbo e ironia le vite di due persone che cercano, come tutti noi, di districarsi tra i piccoli o grandi inconvenienti della vita.

 

Quella ideata da Chuck Lorre (famoso grazie al grandissimo successo di “The Big Bang Theory”) è una serie che merita di essere vista. E se non dovessero bastare le risate genuine e i momenti di riflessione che è in grado di regalare, né lo sguardo inedito che ci propone sulla vecchiaia, varrebbe la pena guardarla anche solo per l’impeccabile recitazione di due grandi attori come Micheal Douglas e Alan Arkin.


(Fonte: )

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