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www.neodemos.info
21/02/2019

Anziani sempre più "giovanili": evitiamo le letture superficiali

All’ultimo congresso annuale dei geriatri italiani (SIGG) è stato proposto di alzare la tradizionale soglia dell’anzianità da 65 a 75 anni. Questa nuova definizione dell’età anziana non è una sorta di maquillage giovanilistico ma trova essenzialmente le sue giustificazioni in almeno due ordini di motivi.

La prima ragione sta nella brillante demografia della longevità. La speranza di vita alla nascita è pari a 82,8 anni (dato 2016), un dato costruito sulla base di progressi storicamente continui e che ha interessato in particolare proprio le età più anziane.

Il secondo motivo, più qualitativo, è dato dal netto miglioramento delle complessive condizioni funzionali e di salute della fascia di età compresa tra i 65 ed i 75 anni. Secondo i geriatri italiani ormai un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 45enne di 30 anni fa

Tuttavia l’invecchiamento longevo presenta anche il suo lato oscuro trascinando un carico sempre maggiore di patologie croniche, comprese quelle disabilitanti. Si moltiplica ovunque la multimorbilità, cioè la compresenza di più patologie, che grava soprattutto sulla popolazione in età avanzata e incide negativamente sulla spesa sanitaria pubblica.

La tendenza della “giovanilizzazione” dei sessantenni e dei settantenni proposta dai geriatri, enfatizzata dai modelli culturali e adottata come riferimento per le riforme previdenziali potrebbe dunque richiedere un ripensamento e qualche correttivo alla luce di queste tendenze epidemiologiche.


(Fonte: www.neodemos.info)

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