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Data Notizia
04/04/2019

Il vecchio solo

Il contributo di Marco Trabucchi

 

I vecchi sono frequentemente costretti ad una vita in solitudine. In tarda età tutti i fattori di rischio svolgono la loro azione negativa, con l’aggravante che l’età avanzata riduce nell’anziano i normali meccanismi di resilienza per cui i rischi non trovano ostacolo nel produrre i loro effetti negativi. I lutti, le povertà, le malattie sono fattori che possono innescare percorsi senza uscita verso una solitudine sempre più drammatica, della quale il vecchio non riesce a liberarsi.

 

L’aumento del numero degli anziani ha reso difficile un’adeguata organizzazione sociale. L’incremento della spettanza di vita alla nascita e in età avanzata ha provocato un aumento del bisogno avvenuto in tempi brevi, che si sono mostrati insufficienti perché il sistema sociale potesse trovare al suo interno adeguati aggiustamenti. Oggi le persone non più giovani risentono dell’inadeguatezza delle risposte collettive; a molti la ricerca di comprensione e supporto appare come un’impresa senza speranza, per cui la chiusura in solitudine sembra l’unica strada percorribile.

 

I social hanno danneggiato la vita degli anziani. Si può sostenere che la loro partecipazione alle reti li tiene agganciati ad un mondo che non frequenterebbero altrimenti; ma è ben poca cosa sia sul piano qualitativo che quantitativo se si considera come la diffusione dei social ha distolto l’attenzione dei giovani dai rapporti di vicinanza all’interno delle famiglie (e non solo), in particolare verso le persone anziane. Qualcuno ha definito la nostra come l’epoca delle “passioni tiepide”, perché non prevede legami forti, “passioni forti”, volte alla costruzione di un mondo condiviso, caratterizzato da un coinvolgimento vero del singolo nella vita della comunità. Nel momento dell’infragilirsi della struttura somatica a causa del sovrapporsi nel tempo di varie malattie, la sensazione di non poter contare su un supporto diffuso è devastante. Esposto a questa condizione è anche chi si dedica al caregiving di una persona non autosufficiente, perché percepisce la mancanza sia di un supporto psicologico diretto e indiretto, sia di interventi concreti per ridurre il burden di una giornata senza fine, faticosa sul piano fisico e molto stressante.

 

La crisi economica generale, che purtroppo sta ancora manifestando le sue conseguenze negative sulle dinamiche sociali, rappresenta un rilevante fattore che interferisce con la qualità della vita dell’anziano e con la sua visione del futuro. L’eccessiva enfasi sui costi indotti da chi è vecchio (a cominciare dall’interminabile discussione sulle pensioni) diffonde l’impressione che tutto sia precario e che il sistema di welfare stia per crollare, ad ogni livello, da quello pensionistico a quello sanitario. D’altra parte, la realtà dell’assistenza a lungo termine fornita dalle residenze per anziani già oggi indica una ridotta disponibilità di posti, a costi elevati e senza incisivi controlli di qualità. La lunghezza delle liste d’attesa, ad esempio, diffonde tra gli anziani la sensazione di abbandono da parte della collettività, che non si fa carico tempestivamente di bisogni spesso urgenti e drammatici. Le frequenti notizie di eventi tragici che coinvolgono famigliari di persone in attesa di un ricovero testimoniano quanto la percezione di solitudine porti a gesti disperati. Ciò è ancor più vero quando una malattia, come la demenza, non sembra presentare vie d’uscita se non un peggioramento continuo, che si riflette soprattutto sulla persona che condivide i modesti spazi di vita concessi dalla sofferenza. La crisi economica ha tolto all’anziano anche la possibilità di eseguire piccoli lavori, che non sono rilevanti solo sul piano economico, ma influiscono sull’uso intelligente del tempo libero e su una maggiore indipendenza personale; tale condizione è oggi vissuta come pervasiva, talvolta percepita come ancora più grave rispetto alla realtà, come un limite all’espressione della propria dignità.

 

Però, all’opposto, talvolta si hanno notizie di persone molto anziane in grado di compiere ancora atti significativi per la loro vita quotidiana e quella di altri (dal 98enne che compie un viaggio di 9000 kilometri sulla Transiberiana, al 90enne De Crescenzo che continua a scrivere libri importanti, alla scrittrice Franca Cancogni che dopo una vita nelle lettere ha avuto il coraggio a 98 anni di scrivere il romanzo “Il pane del ritorno” e a moltissimo altri). Allo stesso tempo persone anziane ultraottantenni continuano a lavorare e così sono esposte ai rischi di impieghi talvolta pesanti e difficili (il 79 enne rimasto schiacciato sotto il proprio pullman al quale stava cambiando da solo una ruota). È la vita che continua. Cercando nella storia di queste persone si rintraccia sempre una rete di legami che li sostiene, che rende importante, soggettivamente e oggettivamente, la loro vita. I grandi vecchi non sono (quasi) mai soli!

 

In Germania un milione e 400 mila anziani di età compresa tra i 65 e i 74 anni lavora ancora, fenomeno in continuo aumento. Chiedendo agli interessati le motivazioni di questa scelta, il 97% cita il piacere di lavorare, il 94% il contatto umano, altri ancora il sentirsi utili. La prospettiva del guadagno è solo al sesto posto nell'elenco delle motivazioni; dominano invece quelle che si fondano sul desiderio di rimanere parte attiva, conservando le relazioni precedenti. Con l'evoluzione demografica che renderà sempre più necessario nel prossimo futuro il prolungamento dell'età lavorativa sarà importante costruire condizioni di impiego il meno stressanti possibili, ma soprattutto che diano all'individuo l'impressione di trovarsi all'interno di una comunità coesa, che dà significato all’impegno lavorativo e allo stesso tempo offre un appoggio contro la solitudine. Sarà importante in questa luce che chi ha responsabilità collettive costruisca luoghi di lavoro che permettano le relazioni, i contatti, le vicinanze, il dialogo attorno alle diverse storie di ciascuno. Il dibattito sull’età pensionabile non dovrebbe trascurare anche questo aspetto, che spesso non è valutato dallo stesso individuo quando è ancora in attività, ma che diviene pervasivo al momento della sua sospensione.

 

Fortunatamente alcuni anziani conservano anche in età avanzata una forte genialità in vari campi dell'arte, della scrittura, della filosofia. Sono tanti e spesso esprimono capacità notevolissime. Cosa li accomuna? Una forte capacità di leggere il mondo e tutto quello che in questo si muove. In alcuni casi, molto pochi, la solitudine è fonte di ispirazione e di legami con la tristezza della vita che può diventare poesia. Solo il contatto profondo con la realtà naturale e le persone permette di vedere le cose nel loro insieme, dall'alto, esprimendo così approcci di grande livello umano e talvolta anche artistico.


(Tratto dall’articolo )

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