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Data Notizia
30/05/2019

Combattere la solitudine

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Esistono centinaia di decaloghi per indurre a combattere la solitudine; alcuni ridicoli, altri banali, altri ancora inutili. Non esistono risposte risolutive ad una condizione che si è costruita nel tempo e che ha quindi esercitato una funzione distruttiva sull’autonomia della persona, sulla sua volontà di ritornare indietro ad una condizione nella quale i legami erano ancora in grado di lenire il dolore della solitudine.

 

“Adotta un animale domestico”, “cerca luoghi dove puoi incontrare persone”, “scrivi un diario”, “cerca comunità on line”: sono solo alcune delle banali indicazioni che sempre più frequentemente compaiono sui siti per persone sole o sui rotocalchi. Sono elenchi di fallimenti che si cerca di lenire con atti inadeguati ad incidere su una situazione che probabilmente risale a motivazioni lontane, talvolta superficiali, talaltra drammaticamente vere. Ma, invece dei decaloghi, vi sono alcuni atteggiamenti che più di altri portano a ridurre lo spazio della solitudine nella propria vita. Non sono formule magiche, perché la donna e l’uomo non vivono di magia, ma di impegno serio e sereno.

 

In questa prospettiva, di seguito sono elencati schematicamente alcuni atteggiamenti dell'animo e della vita che possono esercitare una funzione importante nella costruzione di rapporti significativi del singolo con gli altri:

 

- Gratitudine. È l’attitudine di chi riconosce che ciò che si è ottenuto non lo è stato solo per i propri meriti, ma anche per la benevolenza altrui, anche se è difficile ammetterlo a causa dell’orgoglio. La gratitudine è andare incontro, riconoscendosi debitori, un camminare verso l’altro per intrecciare un abbraccio.  Per combattere la solitudine è necessario esprimere questo sentimento, anche quando può essere faticoso per l’ipertrofia dell’io; se l’altro percepisce una naturale, reale disposizione alla gratitudine sarà più facile costruire efficaci momenti di relazione.

 

- Felicità. Qual è la felicità che cerchiamo e come, da questa ricerca, possiamo arrivare a sistemi economici, tecnologici e di relazioni sociali che corrispondano alle nostre più autentiche esigenze? È una felicità generosa, aperta agli altri, che trova nella comunità il modo migliore per esprimersi, perché così riceve risposte adeguate. Una felicità assoluta, slegata da relazioni, è forse il patrimonio di qualche santo che vive il sentimento in relazione con il suo Dio; tutti noi, invece, abbiamo bisogno della felicità indotta dal donare, anche se talvolta il nostro gesto non riceve compensi adeguati.

 

- Ascolto. Viviamo troppo spesso parlando di noi, svilendo l’ascolto dell’altro. Viviamo come se fossimo soli nell’universo. Il non essere ascoltati crea risentimento negli altri, che chiudono orecchie e cuori. L’assicurazione Cigna ha recentemente riportato, interrogando 20 mila persone, che il 43% di queste ha affermato di sentirsi tagliata fuori, incompresa, e poco apprezzata durante le conversazioni, con un picco tra i 18 e i 22 anni. È stato anche dimostrato che le opinioni espresse dagli individui sono profondamente diverse quando vengono raccolte in un sondaggio o votazioni on line, rispetto a quando invece vengono raccolte in un campione messo nelle condizioni di approfondire, assieme ad un gruppo, una certa problematica. La solitudine modifica le risposte all’ambiente umano circostante, il più delle volte aumentando la negatività e l’aggressività e quindi riducendo la possibilità di creare assieme qualche cosa di rilevante per tutti. È un circolo vizioso, che si può rompere imponendosi l’ascolto, per comprendere il punto di vista degli altri; ma se si sente il dovere dell’ascolto significa che gran parte del percorso verso la relazione è già stato compiuto e la solitudine sconfitta. Il modello del selfie è l’esempio più forte di negazione dell’ascolto. Le conseguenze sulla vita sono ancor meglio espresse dal termine italiano di “autoscatto”: è il modo per piegarsi su se stessi, lasciando fuori gli altri e l’ambiente dalla sfera degli interessi.

 

- Curiosità. È ritenuta una dote ambivalente, ma ha il grande pregio di costringere a guardare dentro nella vita degli altri, in modo da identificare gli spazi sui quali impostare una relazione. Mediamente chi è curioso non è mai solo (anche se l'aneddotica talvolta riporta atteggiamenti inadeguati!), perché comprende dove può avvenire l'incontro tra la propria vita, aspirazioni, attese, speranze e quelle dell'altro. Possono essere possibili incomprensioni e chiusure, ma non giustificano una scelta generale. La curiosità come premessa per costruire rapporti deve essere un atteggiamento stabile nella vita; quando l’individuo va in palestra, ad esempio, gli esercizi fisici dovrebbero essere altrettanto importanti che l’attenzione ai vicini, per comprenderne attitudini e attese, desideri di relazione o chiusure. La curiosità è strutturale alla persona intelligente; solo uno stato depressivo può tarparla e farla sembrare inutile. Più in generale la curiosità impone di conoscere la storia di un ambiente, una famiglia, un paese; così si costruisce il proprio spazio all’interno del tempo e si riduce la solitudine che deriva dall’incomprensione della realtà. Chi si ritiene incapace di restare dentro la storia è destinato alla solitudine.

 

- Rinuncia ad atteggiamenti individualistici. L’attenzione, sempre più diffusa negli ultimi anni, verso fitness, atteggiamenti di autocura, preoccupazioni alimentari (l’olio di palma, il veganesimo, ecc.), in generale verso particolari atteggiamenti salutisti, polarizza l’attenzione su fatti personali; sono vissuti come atti che dovrebbero garantire la salute in maniera distaccata da quella degli altri, che sarebbero meno attenti a pratiche che garantiscono benessere. Sono talvolta il frutto di frustrazioni egocentriche che si approfondiscono nel tempo e impediscono rapporti aperti e generosi. Ogni persona è libera di scegliere propri modelli di vita, gestendone le conseguenze; non può però essere trascurato che tra queste vi sono incomprensioni che rallentano le relazioni con altri.

 

- Gentilezza. Tutte le caratteristiche sopraindicate hanno un denominatore comune per essere esercitate; è una dote dell'animo che permette di superare le incomprensioni e caratterizza la scelta di fondo di porsi davanti all'altro con la volontà di ascoltare ed essere ascoltati senza prevaricazione, insistenza, desiderio di potere. Chi è gentile è sempre attento a come l'altro si avvicina e pronto a modificare il proprio atteggiamento per farsi accettare, compiendo piccoli atti che assumono grande importanza quando l’altro è solo. Chi è gentile potrà talvolta essere incompreso e dolersene, però sempre il suo atteggiamento contribuisce ad aprire strade per la relazione che allontana la solitudine. In alcuni casi la gentilezza è premessa per la dolcezza, modo di essere che, ad esempio nella famiglia, permette di continuare nel tempo rapporti di affetto che aiutano a superare anche eventuali crisi.


(Tratto dall’articolo )

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