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Data Notizia
11/10/2019

Tassa sulle badanti: follia o totale assenza di attenzione politica per la non autosufficienza?

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Tra le incertezze del nostro tempo, che sembra non indicarci una strada percorribile per il futuro del nostro paese, abbiamo sentito ogni ordine di “stupidaggini”. Quando il dilettantismo domina la politica tutto è possibile: non ce ne meravigliamo vista la fonte, anche se, fortunatamente, noi cittadini normali abbiamo ancora la forza di scandalizzarci per il risultato pratico di queste proposte, ma ancor più per quello che sottendono.

 

In questi giorni mi sono particolarmente scandalizzato per la proposta (poi ritirata?) di tassare ulteriormente il lavoro delle persone che assistono i nostri concittadini ammalati e fragili. In questi anni non abbiamo mai sentito parlare di caregiving, quando il mondo delle debolezze umane avrebbe richiesto proposte e interventi seri per migliorare la vita di chi non ha più l’autonomia per gestirsi da solo nelle attività di tutti i giorni.

 

La politica sembra incapace di porsi domande serie in questo campo. Ci si è chiesti se l’aumento dei costi di un servizio non rischia di incentivare ancor di più le assunzioni in nero? Ci si è domandato quanto impegno economico è già chiesto oggi alle famiglie per assistere i loro cari anziani, che si trovano senza alcun supporto da parte dei servizi pubblici? Vogliamo davvero tassare un servizio prestato in sostituzione di quello che avrebbe dovuto fare il sistema di protezione sociale? Abbiamo una lontana idea dei sacrifici imposti dall'assumere una badante, essenziale per conservare un normale ritmo di vita di moltissime famiglie che vogliono curarsi in maniera dignitosa di un loro parente anziano? 

 

Un'altra considerazione. Nei giorni scorsi si è molto discusso sulle vicende di fine vita, sotto la pressione della decisione della Corte Costituzionale. Ma qualcuno ha pensato a collocare il fine vita di una persona nell’ambiente dove questi sta morendo e a tener in conto le difficoltà fisiche e psicologiche della persona che assiste il malato? Questa dimenticanza rischia di portare a scelte legislative completamente slegate dalla vita reale, quasi la volontà, assolutamente da rispettare, del malato possa formarsi e svilupparsi in un mondo privo di contatti, di relazioni, di rapporti. È la descrizione di un mondo asettico, dove regna una disperata solitudine… ma questa è una dinamica che non conosciamo, se non in casi rarissimi. Si pensi in questa prospettiva anche ai legami con le badanti (cioè le persone assunte per assistere) con le quali si sviluppano frequentemente rapporti di rispetto e accompagnamento, che talvolta diventano un rapporto affettivo.

 

Ma anche l’affettività deve essere tassata? Fortunatamente la nostra società più vera ha molto da insegnare alla politica quando si discute di sofferenza e dolore… in attesa di tempi migliori!


(Tratto dall’articolo )

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