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Regia

Carrisi Donato

Titolo

L’uomo del labirinto
Con: Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bellè, Vinicio Marchioni, Caterina Shulha
Italia, 2019, min.130

L’uomo del labirinto

Sono passati 15 anni da quando uno sconosciuto ha rapito Samantha Andretti mentre tornava a casa da scuola.

 Allora Samantha aveva solo 13 anni: ora invece è una giovane donna che, sfuggita al suo carceriere, si ritrova nell'ospedale Santa Caterina con una gamba ingessata e una flebo infilata nel braccio. Accanto a lei il dottor Green è lì per aiutarla a ricordare, dato che una droga psicotica iniettatale dal rapitore le circola ancora nel sangue, alterandole la memoria. "Questo è un gioco?", ripete Samantha. E in effetti quella che ha inizio è una caccia al tesoro, in cui a cercare il colpevole non è solo il dottor Green ma anche Bruno Genko, un investigatore privato in procinto di morire tormentato dal senso di colpa per non aver saputo salvare Samantha all'epoca del suo rapimento. Riusciranno a trovare il cattivo, di cui si sa solo che va in giro travestito da coniglio?


(Fonte: www.mymovies.it)

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Colpa, espiazione, riconciliazione

Le tre opere di questo nostro appuntamento cinematografico evocano in sequenza colpa, espiazione, riconciliazione. Una colpa, con le sue conseguenze, che potremmo immaginare come uno sforzo fisico: la fatica di trascinare una pesante pietra fino al culmine di una collina. Qualcuno la penserà diversamente, ma per noi questo sfibrante esercizio è metafora dell’espiazione e di quella che diventerà riconciliazione. 

Studio del CNR sul gioco d'azzardo

Il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha svolto uno studio sul fenomeno del gioco d'azzardo in Toscana, nella zona delle Apuane. Un fenomeno crescente che vede la necessità di intervenire su comportamenti a rischio individuati nella popolazione, anche sulla base di una legge regionale approvata nel 2018.

Ultimi inserimenti in Audiovisivo

 

Dopo un periodo di assenza, torna la nostra rubrica cinematografica con una riflessione sulla pellicola "Lontano Lontano" e alcune opere affini. La parola che le accomuna è anzianità. Parola scomoda, mai aborrita come vecchiaia. Eppure, potessimo usarla oggi, dovremmo parlare di vecchiaie tante quante sono le declinazioni di questa stagione della vita e delle opere che l’hanno raccontata.

 

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Billi Wang è nata a Pechino ma vive a New York da quando aveva sei anni. Il suo contatto sentimentale con la Cina è Nai Nai, la sua vecchia nonna, ancorata alle tradizioni e alla famiglia.

 

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