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Data Notizia
09/01/2020

I progressi della medicina e della prevenzione nella lotta ai tumori

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Recenti dati epidemiologici hanno indicato che negli USA, dal ’91 al 2017, la mortalità da cancro è diminuita del 29%, una percentuale che corrisponde a circa 2,9 milioni di vite risparmiate. I dati, che si riferiscono in particolare ad un calo del tumore del polmone e del melanoma, sono stati attribuiti alla riduzione del fumo di sigaretta, ai progressi della chirurgia e all’introduzione dell’immunoterapia.

 

Questi hanno suscitato in me alcune considerazioni di carattere generale, di seguito riassunte:

 

1. Il tumore non è più un mostro terribile che fa paura anche solo a nominarlo. Oggi alcuni tumori possono essere guariti e vi sono le premesse per cui entro qualche anno anche altre forme tumorali saranno vinte dalla scienza medica. La ricerca di base, clinica e tecnologica ancora una volta mostra la sua grande capacità di migliorare la vita umana.

 

2. La riduzione del fumo sta - seppur lentamente - mostrando la sua efficacia. Poiché il fenomeno è stato massiccio dall’inizio del secolo, ne vedremo gli effetti evidenti nel prossimo decennio. Attenzione però alla diffusione di altre forme di dipendenza, ad esempio quella da alcool (però non è stata dimostrata alcuna correlazione tra i due fenomeni).

 

3. Sconfitto il fumo, adesso la battaglia, anche sul piano oncologico e non solo su quello cardiovascolare, si sposta sull’obesità, associata alla scarsa attività fisica, che attraverso alterazione del metabolismo in generale e ormonale in particolare e la conseguente infiammazione cronica porterà a un aumento rilevante di alcuni tumori. Ridurre il consumo di tabacco non è stato facile; temo però che la sconfitta dell’obesità sia un obiettivo molto più complesso e difficile.

 

4. I dati epidemiologici mostrano che negli Stati Uniti vi sono ancora troppe differenze regionali e razziali nella diffusione dei tumori. Mentre alcuni di questi fenomeni non sono modificabili (ad esempio, le differenze genetiche), è sempre più evidente che l’organizzazione sanitaria è distribuita in modo molto disomogeneo e quindi che le sue ricadute positive sono altrettanto disomogenee. Questo dato vale per gli USA ma non è da meno per l'Italia.

 

5. La riduzione della mortalità da cancro permetterà di prolungare la spettanza di vita di molte persone. Dobbiamo aspettarci, quindi, un aumento rilevante della prevalenza di malattie dell’età molto tarda come le demenze? Certamente la visione degli interventi sanitari a canne d’organo, come avviene in molti modelli, non tiene! Dobbiamo ripensare al futuro in modo radicalmente nuovo, anche con il supporto, importantissimo in questo campo, dell’intelligenza artificiale.


(Tratto dall’articolo )

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