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Autore

Data Notizia
28/02/2020

Ancora sul Coronavirus

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Sono rimasto un po' incerto se tornare ancora una volta sul coronavirus anche in questo editoriale.

Poi ho deciso positivamente: di seguito ne riassumo schematicamente le motivazioni.

 

1) Non ho voluto essere interpretato come uno schizzinoso che non si occupa di eventi già troppo coperti da stampa, social, tv, ecc… La sofferenza dei concittadini mi appartiene, siano essi malati, famiglie con anziani, persone relegate nelle zone rosse o in casa, semplici persone preoccupate e impaurite. Per questo cerco di dare qualche indicazione che sia utile, senza chiudermi in uno pseudoaristocratico silenzio (non escludo, infine, che questa attenzione agli altri sia un mio personale meccanismo difensivo rispetto a qualche possibile spunto ansiogeno).

 

2) Ritengo che i politici non abbiano rispettato il loro ruolo di decisori (preoccupati, ma sereni), in grado di far capire ai cittadini che tengono le redini della situazione, per quanto difficile essa possa essere. Quindi, di fronte a confusione, silenzi, sospetti di informazioni non limpide, un ulteriore contributo al chiarimento può essere utile. Come Fondazione Leonardo dobbiamo avere una particolare attenzione alle persone anziane. In questi momenti di grande incertezza, di apprensione, di decisioni provvide e improvvide, ce ne dobbiamo occupare con maggiore attenzione: nessuno infatti sembra prendersi cura delle loro crisi… tanto sono vecchi… Si susseguono le indicazioni sul fatto che gli anziani muoiono più degli altri, perché sono più fragili biologicamente. La notizia è corretta dal punto di vista clinico, però il fatto stesso di insistere sulla fragilità dell’anziano e sui conseguenti rischi per la sopravvivenza è motivo di grandi timori. Nessuno (o pochi) hanno spiegato con chiarezza che gli anziani sono più esposti a tutte le malattie infettive e non solo al coronavirus e che quindi non vi devono essere preoccupazioni specifiche per la situazione di oggi. Sarebbe bastata questa chiara comunicazione per sdrammatizzare gli eventi, evitando di far ipotizzare chissà quale terribile situazione. JAMA del 24 febbraio ha pubblicato una tabella con i dati del Centro Cinese per il Controllo delle Malattie nella quale si deduce che la mortalità generale da coronavirus è stata del 2.3%, mentre è stata del 14.8% negli ultraottantenni e del 8% tra i 70 e 79 anni. La mortalità era più alta della media in ogni gruppo di età per le persone affette da malattie gravi; quindi nulla di nuovo per gli esperti… ma purtroppo tutto nuovo per gli interessati, cioè la parte meno giovane della popolazione italiana, che non ha ricevuto le giuste informazioni.

A queste realtà di sofferenza si aggiungono quelle provocate dalla mancanza di certezze; di colpo, nel giro di poche ore, gli anziani, almeno quelli veneti e lombardi, si sono trovati a vivere da una condizione di relativa tranquillità a una di incertezza, costretti più o meno apertamente a rimanere in casa, con informazioni incerte, le voci più drammatiche che si susseguono. Sono anche state chiuse le chiese; si è passati dal consiglio di non scambiare il segno della pace alla chiusura fisica delle nostre chiese. Dove trova conforto il vecchio, costretto a rimare in casa? La famiglia limitata negli spostamenti, gli amici anch’essi in casa propria, il bar chiuso, la chiesa? So che questo spazio è letto anche da persone non più giovani; giunga loro la nostra solidarietà umana, assieme all’assicurazione che per quanto ci compete non rinunciamo al nostro impegno in difesa degli anziani.

 

3) Dobbiamo anche fare sentire una voce per il futuro. Non è questo il tempo per le recriminazioni (le faremo quando tutto sarà finito), però dobbiamo occuparci dell’immediato futuro (anche le più ottimistiche previsioni indicano infatti che il periodo difficile durerà ancora qualche settimana). In Italia nessuno sembra in grado di governare i sistemi complessi; è assurda l’attuale mancanza di una linea di governo serio che parte dal livello nazionale per arrivare a quello regionale e locale (la polemica sul rapporto governo centrale-regioni e pretestuosa, perché basterebbe ispirarsi all’art.120 comma 2 della nostra Costituzione). Inoltre, è motivo di grave preoccupazione anche (soprattutto!) la mancanza di chiarezza su chi comanda a livello dei servizi, sia negli ospedali che nel territorio. Questo fatto ha diffuso tra i cittadini la sensazione di essere privi di guida; lo stesso dicasi per chi opera in sanità, dove si susseguono indicazioni contradditorie, non in grado di indirizzare il lavoro in quella macchina complessa che è un ospedale. Non voglio insistere su questo aspetto, ma solo indurre chi deve decidere a una maggiore responsabilità, che vuol dire prendere impegni anche quando si corre qualche rischio. “L’autoprotezione astensionistica” provoca un danno enorme a chi soffre, perché dovrebbe invece essere assistito con tempestività, efficacia, generosità.


(Tratto dall’articolo )

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