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Data Notizia
29/05/2020

Il tempo della ripresa

Il contributo di Marco Trabucchi

 

È la fase 2, ovvero il tempo per una progressiva, seppur lenta, ripresa della normalità. Vorrei dedicare questi appunti in particolare alla ripresa delle attività nelle residenze per anziani, luoghi colpiti più di tutti dal Covid-19 e quindi più di altri attenti e prudenti. La ripresa deve infatti essere un passo avanti verso un maggiore benessere e non un salto nel vuoto; l’equilibrio tra queste due esigenze non sarà facile né a breve né a medio termine, però l’organizzazione futura delle residenze dovrà necessariamente tenere in conto questi due poli, ai quali aggiungerei anche l’attenzione alle esigenze cliniche degli ospiti.

 

Il punto centrale per organizzare adeguatamente questi percorsi sono le indicazioni già date e quelle in arrivo dalle regioni; purtroppo, in alcuni casi assomigliano più a pezze d’appoggio per sostenete eventuali contradditori in ambito giudiziario, che non a vere linee di indirizzo, attente in maniera equilibrata alla realtà e a suggerire modifiche sostenibili.

Si deve ricordare che in questo momento molte residenze si trovano in condizioni economiche precarie, perché sono state vittime di due azioni convergenti: da una parte l’aumento dei costi provocati dalle misure di protezione adottate per un lungo periodo e anche dalle esigenze di sostituire il personale ammalato, e dall’altra dalla riduzione delle entrate provocate dai numerosi posti vacanti a causa della morte degli ospiti, del ritiro di alcuni di loro da parte delle famiglie (fenomeno peraltro molto limitato) e dalla chiusura ai nuovi ingressi. Questa precarietà riduce lo spazio per manovre costose, delle quali purtroppo non si sono date precise indicazioni rispetto agli aspetti economici, e per qualsiasi atto che non permetta nuove entrate. Si deve considerare a questo proposito che molte strutture per anziani non disponevano, già prima del covid, di bilanci particolarmente floridi, perché la gran parte ha adottato in questi anni standard di personale almeno il 10-15% superiori rispetto a quelli prescritti dagli accreditamenti, con le ovvie conseguenze sui bilanci.

 

In questa prospettiva si collocano le richieste delle regioni per autorizzare il ricovero di nuovi ospiti. Si considerino, in modo schematico, i costi derivanti dalla strutturazione per stanze singole, dall’organizzazione del personale per assistere gli ospiti nei vari livelli di organizzazione dei nuclei di isolamento, dalla riorganizzazione degli spazi comuni e delle modalità delle viste dei parenti. Non voglio discutere in questa sede sull’opportunità “clinica” e preventiva di precauzioni così pesanti; non mi permetto infatti atteggiamenti superficiali e rischiosi, ma solo di ricordare che la vita nelle strutture per anziani deve riprendere a breve in maniera quasi regolare, pena l’impossibilità di strutturare una vita dignitosa degli ospiti. Sarà necessaria una contrattazione analitica sui costi, in modo da evitare la bancarotta di alcune strutture (quante?); le regioni non potrebbero permettersi eventi di questo tipo per mantenere standard di cura adeguati a livello dei diversi territori, ma lo scenario è molto preoccupante.

 

Due ulteriori considerazioni riguardano il futuro a breve delle residenze.

Una prima si riferisce all’atmosfera che si instaura all’interno. Regole troppo strette toglierebbero ogni respiro al futuro della vita nelle strutture; si potrebbe instaurare un’atmosfera drammatica di disagi, di sofferenze, di dolore, che colpirebbe prima di tutto gli ospiti, ma anche i loro familiari e soprattutto gli operatori, che non avrebbero la possibilità concreta di lavorare bene, come si sentirebbero capaci di fare.

Un altro aspetto delicato riguarda la riapertura delle residenze ai parenti. Si dovrà iniziare questa nuova esperienza con molta prudenza, perché i residenti si troveranno, dopo tanto isolamento, in condizioni non ottimali di salute. I loro parenti dovranno essere preparati a questo momento, forse troppo carico di attese, in modo da evitare incontri dolorosi, situazioni imbarazzanti, stress. Le vittime principali sarebbero gli ospiti, molti dei quali non sono in grado di interpretare correttamente gli eventi, ma ne coglierebbero le atmosfere negative.

 

La ripresa sarà un momento difficile, che dovremo affrontare con prudenza e determinazione; solo così la fase 2 non sarà solo un burocratico passaggio verso una nuova fase di paure e di incertezze, ma la concreta possibilità di vivere meglio per tutti, iniziando dagli anziani più fragili, cioè gli ospiti delle residenze.


(Tratto dall’articolo )

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Un decalogo per vivere in casa, serenamente

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