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Data Notizia
26/06/2020

Giornata mondiale della vedovanza

Il contributo di Marco Trabucchi

 

L’ONU ha deciso di dedicare una giornata al tema della vedovanza per richiamare l’attenzione delle comunità sul problema delle persone sposate che rimangono sole dopo la scomparsa del partner. Le Nazioni Unite hanno focalizzato in particolare l’attenzione sulle donne, perché sono le vittime principali delle discriminazioni che in molti paesi colpiscono le vedove. Sarebbero 260 milioni le persone in questa condizione, a rischio per la propria dignità e libertà. Infatti, in alcune culture patriarcali molto diffuse, la donna perde con la morte del marito tutto il suo mondo, a cominciare dalla tutela dei figli. In molti paesi la vedovanza viene vissuta come una vergogna; in altri viene addirittura punita fisicamente.

Il richiamo dell’ONU è importante anche per il nostro paese, dove fortunatamente non si verificano manifestazioni palesi di violenza verso le vedove, ma nondimeno talvolta queste sono le vittime silenziose di una situazione soggettivamente e oggettivamente dolorosa.

 

Anche da noi la perdita del partner spessp mette la donna in una situazione di solitudine e difficoltà. La solitudine femminile è fonte di grave disagio, sia dal punto di vista psicologico, sia da quello pratico. Psicologicamente la vedova attraversa un momento di grave crisi dopo la morte del marito e poi tenta di ricostruire un nuovo nido; in alcuni casi ciò porta ad un certo equilibrio e quindi ad un’esistenza relativamente serena. Non sempre ciò avviene, soprattutto nei casi in cui la vita di coppia era stata vissuta in modo chiuso, con pochi contatti verso l’esterno. In queste condizioni la solitudine diviene la padrona della vita, con le ben note conseguenze sulla salute fisica e psicologica; è poi una condizione che tende ad autoriprodursi, per cui senza un intervento esterno la vedova non riesce a liberarsi dal peso della fatica di vivere.

 

Anche sul piano pratico, molte cose che venivano fatte facilmente con il partner divengono difficili; si pensi, ad esempio, a quei casi dove le pratiche burocratiche familiari venivano espletate dal coniuge defunto. Improvvisamente la vedova deve affrontare “carte” sconosciute, rivolgersi a uffici ignoti, fare domande per permessi vari, andare in banca per pratiche sempre più complesse. O ancora, pensiamo ai casi di quelle vedove che da anni non guidavano più, perché magari il marito era in grado di portare l’automobile con maggiore tranquillità. Per qualsiasi esigenza pratica, dalla spesa alla posta era sempre disponibile, magari con qualche brontolamento… dopo la morte del coniuge molte operazioni che richiedevano il raggiungimento di un luogo lontano sono invece diventate quasi impossibili. Anche i mezzi di trasporto pubblici non sono adeguati per le persone anziane che devono trasportare la spesa… E così si deve far ricorso ai figli, quando ci sono, non sempre disponibili, o ai nipoti, spesso sensibili solo a qualche donazione. Il risultato è dover limitare i cibi come frutta e verdura, il pane fresco. Vi sono poi anche altre esigenze importanti, come l’accesso a visite mediche, il ricovero in ospedale; la vedova (e anche il vedovo) non trova sempre chi l’accompagna, l’aspetta, la consola, cerca di spiegare insieme a lei il senso di esami che talvolta sono per il paziente solo dei numeri incomprensibili. In alcune comunità, gruppi di volontari accompagnano chi lo richiede e assistono con grande premura; non sempre però riescono a sostituire, anche se esercitano sempre una grande generosità, il calore di una vicinanza affettuosa.

 

Un altro aspetto critico della vedovanza è la difesa della donna dalle aggressioni, dalle truffe, dalle indebite pressioni; ciò si verifica sia verso l’esterno, perché la donna sola è ritenuta un obiettivo facile e fragile da parte di chi vuole impossessarsi dei suoi beni, sia verso l’interno della famiglia, quando i piccoli risparmi di una vita divengono obiettivo di attenzioni malevole da parte di parenti. Talvolta la vedova non è in grado di difendersi sia verso l’esterno sia verso i propri congiunti; vive con angoscia la propria situazione e viene doppiamente colpita, sia per il danno concreto subito, sia perché capisce di subire ingiustizie e violenze alle quali non è in grado di opporsi. È soprattutto addolorata da ricatti psicologici da parte di familiari che non riesce a contrastare, anche se convinta della grave ingiustizia.

 

Infine, per vedovi e vedove si intravede l’esigenza di un ricovero in casa di riposo: le esigenze di seguire delle cure che difficilmente possono essere affrontate da soli, le crescenti difficoltà di movimento, l’allontanamento progressivo di persone di supporto inducono i famigliari al ricovero in casa di riposo. Ma qui inizia un’altra storia… 

Bene ha fatto l’ONU a richiamare anche per chi vive in paesi sviluppati la condizione della donna che resta vedova; noi, infatti, troppo spesso abbiamo perso la sensibilità per capire le crisi nascoste e il dolore che provocano. Dopo questa celebrazione formale non abbiamo più scuse.


(Tratto dall’articolo )

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