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Autore

Data Notizia
15/04/2021

Fonte
www.spazio50.org

Oltre i tabù: la sessualità nella terza età

Il contributo di Marco Trabucchi

 

Contrariamente a tante banali credenze, la maggior parte degli anziani desidera ed è in grado di coltivare una sessualità soddisfacente. Non si osserva, infatti, una perdita della capacità fisica e psichica di avere rapporti e di esprimere un sentimento d’amore.

 

Non si è mai troppo vecchi per amare

 

La riduzione della sessualità, che è più marcata nel maschio, molte volte è il risultato di una malattia o l’effetto indesiderato di alcuni farmaci o la conseguenza di particolari situazioni emotive. Spesso si tratta di situazioni trattabili e reversibili. Le varie fasi dell’atto sessuale possono essere rallentate, anche se spesso mantenute nella loro complessiva presentazione. Nella donna, invece, la perdita della capacità sessuale è meno rilevante rispetto all’uomo. Le modificazioni di forma degli organi genitali sono normalmente la conseguenza della riduzione della concentrazione nel sangue degli ormoni estrogeni, che avviene durante e dopo la menopausa.

 

Le patologie che interferiscono

 

Diverse malattie interferiscono con la sessualità dell’anziano, tuttavia, anche le più serie di rado arrestano l’attività sessuale. Le malattie di cuore, specialmente quelle caratterizzate da angina, portano molti anziani a interrompere l’attività sessuale per il timore di scatenare ulteriori crisi. In realtà, il rischio di morte a causa di un rapporto sessuale è remoto e l’attività può essere ripresa dopo 15-20 settimane dall’attacco cardiaco. È sempre doveroso, però, ottenere il parere positivo del medico curante.

Per quanto riguarda le vasculopatie cerebrali, si deve notare che raramente danneggiano l’aspetto fisico della funzione sessuale e che è improbabile che il rapporto possa scatenare la comparsa di un altro attacco. Il diabete, invece, è una delle poche malattie in grado di provocare impotenza nell’uomo, con la perdita della possibilità di avere e mantenere l’erezione. Però, dopo che il diabete è stato riconosciuto e controllato, la potenza sessuale può essere ripristinata. In ultimo, l’intervento chirurgico di asportazione della prostata raramente interferisce con l’attività sessuale maschile. Il più delle volte dopo l’operazione la capacità sessuale ritorna come prima, anche se vi è una riduzione del liquido seminale.

 

Isterectomia e mastectomia: il supporto del partner

 

Nelle donne, l’intervento di asportazione dell’utero (isterectomia) può causare preoccupazione per il mantenimento di una regolare attività sessuale. Ciò non corrisponde alla verità, anche se spesso sono possibili conseguenze psicologiche. In questi casi è opportuno consultare un medico, sia da parte delle donne che ritengono di essere state profondamente private nella loro sessualità, sia da parte degli uomini che ritengono l’isterectomia un evento che fa perdere la femminilità. Ciò vale anche per la mastectomia, che non provoca nessuna alterazione della capacità di compiere un atto sessuale completo.

Talvolta, però, è opportuno ricorre al supporto di uno specialista, in grado di correggere le crisi conseguenti alla modificazione dell’immagine del proprio corpo da parte della donna. In questi casi è importantissimo l’atteggiamento del partner, che deve essere in grado di avvicinare la persona dopo l’operazione senza mutare atteggiamento, sia sul piano psicologico che su quello delle modalità dell’atto sessuale. Sono situazioni che richiedono un partner solido, non un pover’uomo che scappa di fronte alle difficoltà della vita (come purtroppo avviene non di rado).

 

Le sostanze e i farmaci inibitori

 

Tra le sostanze che riducono la potenza sessuale il primo posto spetta all’alcool. Erroneamente, invece, taluno ritiene possa avere un effetto facilitante. È quindi opportuno sconsigliarne l’uso a tutte le età, se si vuole ottenere un atto sessuale di piena soddisfazione. Taluni farmaci, inoltre, hanno un’azione negativa sull’attività sessuale, tra i quali i tranquillanti, gli antiipertensivi e certi antidepressivi. Spesso sono molecole assunte per lunghi periodi e quindi possono avere un effetto negativo a livello psicologico, più ancora che somatico.

Il medico deve saper comprendere l’importanza dell’atto sessuale sull’equilibrio complessivo di una specifica persona e quindi sapersi regolare per prescrivere farmaci il più possibile ben accetti. Questo è importante anche al fine di garantire una buona aderenza ai trattamenti nel tempo. È, invece, noto che in alcune persone particolarmente sensibili anche una live riduzione dello stimolo sessuale è interpretato come un evento gravemente negativo, che deve portare a modifiche delle terapie, il cui valore è ritenuto inferiore a quello di una regolare attività sessuale.

 

La sessualità quando non si è più giovani

 

In generale una buona attività sessuale a tutte le età si realizza nell’anziano che svolge un adeguato livello di attività fisica. Questa è, infatti, in grado di garantire sia buone performance muscolari sia un significativo livello di autostima. Un aspetto che aiuta a superare le crisi che talvolta si manifestano nella persona che assiste impotente al proprio declino fisico ed estetico. Le problematiche emotive, poi, giocano un ruolo centrale nella possibilità di sviluppare un’attività sessuale senza angosce e senza incertezze. È ben noto, ad esempio, che la stessa paura dell’impotenza può essere un fattore che esercita un’influenza negativa.

Inoltre, le condizioni di stress, di stanchezza, di tensione per problemi irrisolti (economici, di salute, relazionali) esercitano sempre un’azione negativa, ma a tutte le età, non solo in quelle avanzate. Di solito la potenza sessuale ritorna da sola quando sono scomparse le cause di tensione e di incertezza. Talvolta, però, perdurano per l’incapacità della persona di gestire i problemi della propria vita. Una situazione particolarmente dolorosa che, nell’anziano esercita un’azione negativa anche sulla sessualità, è la solitudine. Chi è solo non ha le occasioni pratiche per incontrare un possibile partner. Inoltre, il vivere solo induce a sviluppare attese e frustrazioni che si riflettono negativamente sul desiderio sessuale e sulla sua realizzazione.

 

Tra affettività e sessualità

 

Al di là di considerazioni di carattere organico, la vita sessuale dell’anziano si arricchisce se egli vive il rapporto come mezzo per meglio esprimere l’affetto verso l’altro componete della coppia. Senza la tenerezza, un legame profondo e una reale capacità di un dialogo intimo, la vita sessuale è destinata ad inaridirsi (come peraltro accade anche nelle coppie più giovani). In alcuni ambienti particolarmente arretrati si critica in modo superficiale l’attività sessuale dell’anziano.

Fortunatamente, però, sono atteggiamenti destinati a scomparire, anche di fronte ad una cultura che valorizza sia le potenzialità della persona a tutte le età sia il riconoscere che l’affettività nelle sue diverse forme è un potente stimolo vitale, che garantisce benessere e una vita più lunga. L’amore a qualsiasi età, e quindi anche in quelle avanzate, è sempre uno stimolo verso la vita: è possibile sul piano fisico, attuabile sul piano psicologico, utile per conservare una buona autostima, barriera solida per la difesa dell’autonomia.


(Tratto dall’articolo www.spazio50.org)

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